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IL CASO

Strangolò Tiziana e incendiò la casa

Strangolò Tiziana e incendiò la casa

Quella che pareva una tragica fatalità nascondeva un omicidio con una soluzione orribile anche se non premeditata. Quando il 20 aprile 2012 i vigili del fuoco spegnevano l’incendio nella casa di...

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Quella che pareva una tragica fatalità nascondeva un omicidio con una soluzione orribile anche se non premeditata. Quando il 20 aprile 2012 i vigili del fuoco spegnevano l’incendio nella casa di Fontana di Rubiera dove Ivan Forte, 29enne di Castrovillari, e la sua compagna Tiziana “Titti” Olivieri, 40 anni, modenese di Marzaglia, vivevano con il loro bimbo di soli 11 mesi, si accorsero che sul letto matrimoniale c’era il corpo in parte carbonizzato della donna. Ivan Forte e il bimbo erano fuori, al sicuro. Ivan scoppiò in un pianto dopo aver appreso della morte della compagna. Ma qualcosa non tornava. Proprio la madre di Titti, Rosella Carlini, si lasciò scappare qualche parola che indirizzava i presenti sulla scena della tragedia verso una soluzione ben diversa. Infatti il pm reggiano Valentina Salvi impiegò poco tempo, sulla scorta delle investigazioni dei carabinieri, a rendersi conto che era accaduto ben altro. La confessione di Forte non lasciò più dubbi.

L’autopsia confermò che Titti non era morta bruciata nel sonno, come si credeva, ma era stata strangolata. Quindi le fiamme l’hanno lambita quando era già cadavere. A ucciderla era stato Ivan Forte, come risultò chiaro, e per nascondere il crimine ha ideato su due piedi l’incendio. Il caso di femminicidio suscitò un’ondata emotiva fortissima a Reggio e a Modena, soprattutto a Marzaglia, dove Titti era conosciuta e benvoluta.

Un secondo elemento che provocò scandalo fu invece un errore giudiziario: nella primavera del 2013, Forte fu scarcerato. Riuscì ad assistere al processo in stato di libertà. È stato arrestato solo in novembre e incarcerato in Calabria.

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