Testimoni di Geova, parapiglia durante la riunione: arriva la polizia
Famiglia contesta un provvedimento simile alla scomunica «Siamo stati allontanati malamente, presenterò denuncia»
«Possibile che non si possa esprimere il proprio dissenso senza incappare in una specie di scomunica, senza una vera e propria messa al bando per la quale non si viene più considerati, nessuno degli affiliati può rivolgerci la parola? È una discriminazione, una mancanza di rispetto». Così il marito di una testimone di Geova che l’altra sera, durante una normale riunione indetta nella sala di via Amundsen, è stata, a suo avviso, «pubblicamente scomunicata e poi mandata via dalla assemblea perché faceva domane e chiedeva chiarimenti».
Una riunione che evidentemente si è accesa improvvisamente tant’è che per calmare gli animi sia quelli della sala che quelli che si sentivano vittime di ciò che stava accadendo, hanno chiamato il 113. E una Volante verso le 21.30 è arrivata in via Amundsen, sede dell’Associazione dei Testimoni di Geova di Modena ovest.
Gli agenti hanno ascoltato le parti, hanno sentito lo sfogo del marito della signora , visionato velocemente il filmato che lo stesso e la figlia avevano prodotto con tablet e cellulare e poi, una volta tornato tutto “in ordine”, placati gli animi, sono rientrati. Il marito della signora “scomunicata”, con ogni probabilità, si riserverà di presentare querela contro alcuni presenti all’incontro, «in particolare chi ha spintonato mia moglie, invitandola non certo con le buone maniere a lasciare la sala e contro chi voleva impedirci di filmare cosa stava accendendo».
Ma in sostanza come mai si è arrivati l’altra sera a questo parapiglia? «Mia moglie - spiega il marito - non era vista di buon occhio, da quando aveva come adottato un ragazzo bisognoso, aiutandolo. Tanti si lamenatavano con lei, la criticavano. Allora lei il 4 ottobre inviò una lettera ufficiale alla sede di Roma dei Testimoni di Geova, a quelle modenese e alle autorità in cui dichiarava di essersi dimessa dalla congregazione. Poi ci è arrivato l’invito a partecipare alla riunione di mercoledì sera e pubblicamente hanno detto che lei non era più una “sorella”, una forma di scomunica. Mia moglie allora ha alzato la mano, ha cercato di spiegare che si era dimessa e che non voleva essere discriminata. Ci hanno allontanati, spingendo. Rendo pubblico il mio disenso da questi modi e dalle circostanze che hanno portato a questo parapiglia. E presenterò denunce».
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