Una famiglia intossicata dal monossido
Vignola. Avevano acceso un braciere nell’abitazione di via Vittorio Veneto. Due adulti curati nella camera iperbarica
VIGNOLA. Alle sei di ieri mattina, la famiglia Nhari, composta da quattro persone di origine tunisina, è stata vittima di un’intossicazione da monossido di carbonio. È stata la famiglia stessa, avvertito il malessere, ad allertare le autorità, e sul posto - un appartamento di via Vittorio Veneto - sono intervenuti un’ambulanza del 118, i vigili del fuoco di Vignola ed i carabinieri. Un uomo e una donna sono stati trasportati prima a Fidenza, dove sono stati sottoposti al trattamento nella camera iperbarica, poi all’ospedale di Vignola, dove sono stati tenuti in osservazione; un terzo uomo ed un minore sono invece in osservazione presso il Policlinico di Modena. Le loro condizioni di salute sono in netto miglioramento, l’intossicazione sembra ormai aver superato la fase acuta, ma il monitoraggio medico è stato continuo per tutta la giornata.
Nei casi di intossicazione da monossido di carbonio, i bambini sono, in genere, i più vulnerabili, a causa della loro bassa statura: il gas, infatti, tende a stratificarsi al suolo, più vicino alle loro narici che a quelle degli adulti. In questo caso, però, le condizioni del minore, insieme a quelle del terzo uomo, non hanno suscitato particolare preoccupazione nel personale soccorritore.
La famiglia intossicata abita nell’appartamento di via Vittorio Veneto da circa due anni, ed è composta dai genitori, dal fratello del padre e da un figlio; i vicini li descrivono come persone tranquille.
La causa dell’intossicazione è ancora da accertare con certezza. Le indagini sono ancora in corso, e i tecnici di Hera, arrivati sul posto, hanno proceduto a chiudere il gas e a sigillare la caldaia per evitare ulteriori problemi. Ad una prima indagine, il sistema di riscaldamento risulta essere un impianto di recente installazione, che non presenta danni o alterazioni e sembra funzionare a dovere.
L’appartamento in via Vittorio Veneto si trova al pian terreno. Al piano superiore della palazzina abitano alcuni parenti, rimasti ignari dell’allarme che si stava concretizzando a pochi metri da casa loro. Non sanno cosa possa avere intossicato la famiglia Nhari, riferiscono, però, della presenza da diverso tempo di un rumore strano nella conduttura condominiale del gas; di questo rumore, dicono, si sarebbe lamentata l’intera palazzina. Per il momento, l’ipotesi più quotata per l’origine dell’intossicazione sembrerebbe essere l’uso di un piccolo braciere, utilizzato impropriamente come stufa a legna. Il contenitore è ora ben visibile all’esterno dell’abitazione, nel giardino dove vengono custodite anche biciclette e giochi del bambino.
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