Settore pubblico, sciopero per 26mila dipendenti
La Cisl chiama tutti a incrociare le braccia in uffici e servizi dalla scuola alla sanità «Il governo Renzi non vuole discutere gli accordi. Da anni siamo senza contratto»
Parole contraddette dai fatti, programmi roboanti sbandierati nella piazza televisiva come la “Buona scuola” ma alla fine piovono decreti che lasciano la situazione bloccata e il settore pubblico senza un contratto da sei anni.
È questo il cuore delle contestazioni della Cisl modenese che nella nostra provincia vuiole guidare la mobilitazione per lo sciopero generale nei servizi pubblici, settore nel quale è molto presente. Dalla sanità (9 mila dipendenti) alla scuola (7 mila insegnanti e 3 mila collaboratori amministrativi)sino ai dipendenti di Comuni e Province (5 mila persone) la protesta coinvolge in totale 26 mila dipendenti nella nostra provincia. Domani uffici chiusi, ambulatori a singhiozzo e portoni sbarrati (o quasi) nelle scuole modenesi per il 1° dicembre.
Questo almeno è lo scenario prospettato dai sindacati che sottolineano le sistematiche inadempienze governative.
«Non possiamo tollerare - ha spiegato in conferenza stampa William Ballotta, segretario provinciale della Cisl modenese - che un contratto resti bloccato dopo sei anni dall’ultimo rinnovo. Nè possiamo accettare, nessuno può accettare, l’ostilità, il disprezzo, l’arroganza con cui da troppo tempo viene trattato chi lavora nel settore pubblico. Il 17 novembre abbiamo fatto a Renzi proposte chiare che non state nemmeno prese in considerazione. Eppure la macchina pubblica garantisce sicurezza nei momenti di bisogno; istruzione, salute, previdenza, assistenza, sicurezza, ricerca e servizi sono indispensabili».
«Negli ultimi sei anni - attacca Monica Barbolini, responsabile della Cisl Scuola - gli insegnanti hanno perso come potere d’acquisto circa 5 mila euro a fronte di retribuzioni medie per i docenti di 1300 euro contro i 1.100 del resto del personale. Istruzione e formazione, università e ricerca sono le leve per far crescere il paese. Per questo servono certezze e stabilità sul lavoro, eliminando il ricorso abnorme a quello precario. E a proposito di questi ultimi va ricordato che se il ministro Gelmini non avesse eliminato 130 mila posti tra gli insegnanti, lasciandone scoperti 60-70 mila, oggi forse avremmo i posti per i 200 mila precari che bussano alla porta e per cui, dopo la sentenza della Corte Europea, dovremo trovare un posto. E nessuno sa indicare una soluzione».
Lo sciopero interesserà lunedì anche i 700 dipendenti dell’università che appartengono al comparto del settore tecnico amministrativo. «Nella sanità - ha concluso Patrizia De Cosimo - come negli altri settori pubblici, su cui si poggia la vita quotidiana, le questioni non si risolvono con gli annunci e le consultazioni via internet». Alle 10.30 dopodomani presidio davanti alla Prefettura con una delegazione.
Saverio Cioce
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