Sitma Spilamberto chiede il concordato: 200 i posti a rischio
La richiesta dell’azienda di packaging del settore editoriale allarma la Cgil: «Subito un piano industriale di rilancio»
La domanda di concordato preventivo è stata presentata. E con la prospettiva del concordato le preoccupazioni si acuiscono. Si parla della Sitma Machinery, storica azienda di Spilamberto, leader mondiale nel settore editoriale, packaging e sistemi di distribuzione.
I dati di bilancio evidenziano – stando a quanto comunicano i sindacati – una difficoltà esistente da anni, avvalorata dal ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma con la richiesta di ammissione al concordato presso il tribunale di Modena, il quadro si complica.
«Questa scelta – spiega Stefano Bassoli, della Fiom/Cgil di Modena – ci preoccupa fortemente. La crisi dell'azienda risulta evidente anche dalla lettura dei dati di bilancio degli ultimi anni. È certamente il frutto di più fattori: crisi del settore aggravata dalle generali difficoltà, una gestione inefficace dei processi produttivi, un'insufficiente lettura delle modifiche del settore di riferimento e la sostanziale assenza di un piano industriale in grado di rilanciare per i quasi 200 dipendenti un futuro occupazionale e la sopravvivenza della stessa azienda».
Critiche pesanti che il sindacato ha più volte avuto modo di esporre alla direzione aziendale, con la quale da oltre un anno ha avviato un difficile e complicato confronto, iniziato subito dopo un riassetto della proprietà societaria e con la presentazione del nuovo amministratore delegato. Al nuovo Ad era stato affidato il compito di rilanciare l'azienda, attraverso la definizione di nuove strategie e un nuovo piano industriale, «che nei fatti – prosegue Bassoli – non sono stati realizzati, incontrando resistenze e difficoltà da parte della struttura aziendale nel condividere i cambiamenti. In questo ultimo anno l'azienda ha fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria, gestendo la rotazione fra i lavoratori in modo pesante e spesso discriminatorio. Non è stata in grado di portare a termine l'ipotesi di accordo raggiunta con l'organizzazione sindacale per la gestione volontaria degli esuberi e ora si trova a gestire le difficoltà, con il ricorso a un ulteriore periodo di cassa integrazione ordinaria. Riteniamo che anche questi esempi stiano a dimostrare la grande difficoltà del gruppo dirigente, nel prendere decisioni utili alla risoluzione dei problemi».
Da qui la richiesta di un incontro alla direzione aziendale, per rivendicare «un piano industriale di rilancio – conclude – che preveda investimenti economici, progettuali e formativi, anche attraverso partnership».
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