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l'intervista

Bonaccini: primo impegno un patto per il lavoro

di Davide Berti
Bonaccini: primo impegno un patto per il lavoro

Preoccupato per il risultato del voto, ma convinto di poter recuperare la fiducia «A Renzi chiederò di liberare risorse da investire. E sarà lotta alla burocrazia»

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Il messaggio di Matteo Renzi è appena arrivato. Dice di lui: «Stefano Bonaccini sa cosa deve fare e lo farà perché è un tenace, uno che pensa che la parola politica sia con la p maiuscola».

L’ennesima giornata di una settimana vissuta intensamente ancora a rendersi conto di cosa voglia dire guidare una Regione.

Più stanco o soddisfatto in questi primi giorni?

«Sono mesi che non mi fermo nemmeno la domenica, prima le primarie del centrosinistra poi la campagna elettorale vera e propria. Col camper ho percorso decine di migliaia di chilometri, toccato 250 comuni, visitato centinaia di imprese, incontrato migliaia di cittadini, lavoratori, amministratori. Battuto mercati, piazze, luoghi di lavoro e di studio. Ma non sono stanco, anzi, onorato di ricoprire un incarico così prestigioso. Nei prossimi cinque anni sarò alla guida di una delle regioni più importanti del Paese e per questo ci metterò tanta umiltà, ma anche una straordinaria determinazione affinché l'Emilia-Romagna possa competere coi territori più avanzati d'Italia e d'Europa».

Diciamo che la sua elezione non è mai stata in discussione. Discorso diverso per i numeri che l’avrebbero accompagnata: Più deluso o arrabbiato dall’astensione?

«Preoccupato è il termine giusto. Ma non perché tema che non si possa recuperare un dato di sfiducia verso l'istituzione Regione, ma perché il rischio del “tutti uguali” in altri Paesi europei ha portato nel maggio scorso verso derive populiste e di sola protesta. Se guardassi soltanto al risultato in sè, dovrei dirmi soddisfatto: cinque anni fa Errani sconfisse Annamaria Bernini con una forbice di quindici punti, mentre io distanzio Alan Fabbri di venti punti, nonostante a differenza delle precedenti elezioni avessi una alleanza senza il blocco comunista (che raggiunge il 4%)».

Detta così sembra che il Pd sia andato bene...

«Il Pd raggiunge la cifra record, per certi aspetti storica, di ben 30 consiglieri regionali eletti (dai 23 che aveva) sul totale sei 50 dell'intero consiglio regionale. Maggioranza assoluta, che assieme ai due consiglieri eletti da Sel permetterà solidità nelle decisioni che dovremo prendere. Ma non mi piace scansare i problemi: per una regione come la nostra l'affluenza è stata troppo bassa. Tra l' inchiesta che ha coinvolto tutti i gruppi consiliari, nessun traino nazionale e locale, non contendibilità perché per tutti era scontata mia vittoria, qualche elettore del Pd che ha voluto mandare un segnale al governo hanno prodotto un mix di motivi che hanno portato ad astensione record. Tocca per primo a me, recuperare il prima possibile un rapporto di fiducia con coloro che non sono venuti alle urne».

Che qualcosa debba cambiare è chiaro. La politica cosa deve cambiare?

«In primo luogo dimostrare massima sobrietà come precondizione nell'impegno politico. Per questo azzererò tutti i fondi ai gruppi consiliari, dopo che con Richetti e l'assemblea legislativa avevano in questi anni abolito i vitalizi e ridotto le indennità al livello del sindaco della città capoluogo di regione, come richiede la riforma del Governo Renzi».

Basterà per tornare credibili?

«No, perché per essere credibili dobbiamo intervenire sui problemi dei cittadini. A partire dalla vera emergenza, che si chiama lavoro, ed è per questo che la prima cosa su cui mi cimenterò sarà, insieme alle parti sociali e ai sindaci, definire un nuovo patto per il lavoro e la crescita che metta in campo tutti gli strumenti possibili per creare nuova occupazione. E sullo stesso piano metto sburocratizzazione e garanzia della qualità inalterata dei servizi di welfare per le famiglie».

E nell’azione di governo lei cosa cambierà?

«Vorrei davvero essere capace di togliere la tassa più odiosa che imprese e cittadini troppo spesso pagano ogni giorno e che si chiama burocrazia».

Il suo predecessore è stato un presidente molto pratico. Quanto ci sarà di Errani nella sua presidenza?

«Errani è stato un ottimo presidente, come lo stesso Renzi riconosce sempre, perché ha dimostrato competenza abbinata a robusto pragmatismo nelle scelte di governo. Spero di garantire entrambe le caratteristiche. Ma per quanto riguarda le scelte di governo si tratterà di aggiornare le risposte perché le sole politiche del passato non basterebbero più. Servono innovazione e rapidità nelle decisioni».

Renzi è nell’occhio del ciclone per una manovra che scarica nuovamente tutto sugli enti locali: lei cosa ne dice?

«In realtà la manovra sarà meno pesante di quello che si immaginava e, in ogni caso, se si vuole cominciare a tagliare le tasse a chi le ha sempre pagate e a chi ne paga troppe se fa seriamente il proprio dovere, bisogna che tutti, a partire dalle Regioni, facciano la propria parte. Dopodiché va vista anche l'altra parte della medaglia, cioè l'allentamento del patto di stabilità interno per i comuni virtuosi che consentirà di spendere centinaia di milioni di euro fermi nei cassetti dei sindaci di questa regione, e che saranno ossigeno per lavoratori e imprese».

Quale sarà la prima richiesta che farà a Renzi per il suo territorio?

«Sono tre, collegate tra loro, perché si tratta di liberare risorse per investimenti: allentare il patto di stabilità interno per gli enti locali, accelerare sulla realizzazione delle infrastrutture attese da troppo anni, a partire dalla Cispadana, che renderà competitivo il sistema economico in un territorio su cui ha picchiato duro il sisma due anni fa, e che da solo produceva il 2% del Pil nazionale. E poi sbloccare fondi per un grande piano decennale di intervento sul dissesto idrogeologico».

Il presidente della Regione tornerà ad essere commissario sul terremoto?

«Assolutamente si. Fu una decisione giusta e coraggiosa quella del Governo Monti, poi avallata dai governo Letta e Renzi. Finalmente non era qualcuno che arrivava da lontano, ma un amministratore del territorio ad essere investito di tale responsabilità, anche perché chi meglio di chi vive ed amministra in loco può conoscere i problemi ed aiutare nelle soluzioni».

A proposito di risposte certe. La burocrazia sta limitando anche le azioni sul terremoto: ci sono migliaia di pratiche ferme e le persone hanno paura ad investire per timore di rimetterci altri soldi.

«Dobbiamo velocizzare al massimo gli interventi. Serve un raccordo ancora più forte con le associazioni e gli ordini professionali, al fine di semplificare tutto ciò che sia ulteriormente possibile, sempre nell’ottica di migliorare il funzionamento a vantaggio di impresa e cittadino. Mantenendo, ad esempio, l'attività di sportello e di formazione che la Regione continuerà a fare per tutto il 2015 a favore dei tecnici e delle imprese».

Muzzarelli ha detto che le lascerà qualche giorno di respiro poi diventerà il suo peggiore incubo in termini di trasferimenti agli enti locali e funzioni delle nuove province: che obiettivi vi siete dati?

«Io sono tra coloro che si è speso per il superamento oggi, l'abolizione domani quando sarà scritta in Costituzione, delle Province. Credo che noi potremmo fare una cosa in più: essere la prima regione che aggrega le nuove province in aree vaste: la Romagna, Bologna città metropolitana e l'Emilia, che dovrebbe a quel punto decidere se aggregarsi in due parti (Parma e Piacenza, Reggio e Modena) oppure addirittura tutta unita sull'asse della via Emilia. La sfida penso sia questa e la decideremo assieme agli amministratori locali. Giancarlo è d'accordo su questa prospettiva e toccherà a noi decidere se e come metterla in pratica. Politiche di area vasta significava maggiore competitività tra i sistemi territoriali e noi vorremmo giocarcela così».

Chiudiamo con la giunta: Costi e Mezzetti, due nomi modenesi in pole position: le daranno del campanilista...

«La giunta la comporrò senza bilancini di correnti di partito, o di bandierine delle singole province. Anche perché chi farà l'assessore non lo farà per la città da cui proviene, ma in rappresentanza di tutta la regione e la rappresentanza territoriale è già garantita dai tantissimi eletti in Assemblea Legislativa. Io mi muoverò rinnovando parecchio e scegliendo donne e uomini che siano un mix di competenza e rappresentanza territoriale».

@dvdberti

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