Il coraggio della svolta
Dicono ci vorranno un paio di settimane per venire a capo della nuova giunta regionale. Troppe. Una è già passata dallo choc dell’ astensione record e oltre il “dobbiamo riflettere”...
Dicono ci vorranno un paio di settimane per venire a capo della nuova giunta regionale. Troppe. Una è già passata dallo choc dell’ astensione record e oltre il “dobbiamo riflettere” i resti del partitone non sembrano riuscire ad andare, a parte la rituale promessa di tornare a confrontarsi con la “base” (che pare aver ben altro da fare...).
Intanto il neo presidente si trova davanti, come nulla fosse successo, l’immaginabile processione di questuanti, di esattori di un credito pregresso mal impiegato (visti i risultati alle urne), di anime in pena nella speranza di vedersi garantito un posto al sole sbiadito di questa stagione politica emiliana o un riconoscimento per la parte che si sente di rappresentare nello scacchiere dell’arrugginita coalizione. L’esatto contrario di quello che servirebbe per mandare, appunto, un primo segnale alla famosa “base”, che di queste fumisterie ha già l’animo abbondantemente intossicato.
Certo, le dimensioni modeste della vittoria non consegnano all’erede di Errani alcuna forza particolare per premere sull’acceleratore, scrollandosi di dosso le pressioni dell’apparato e il dubbio alchemico di come far coesistere le esperienze da salvare con il nuovo carburante da aggiungere a un motore che batte in testa. Ma è ciò che comunque Bonaccini deve fare: chi ne resterà deluso, se ne farà una ragione o se ne faranno una, diversa e definitiva, gli elettori.
Perché il voto di domenica consegna non solo un compito di governo, ma anche di ricostruzione della fiducia nella politica in una territorio che ne è sempre stato simbolo e campione. Il riavvicinamento tra cittadini e loro rappresentanti non partirà certo dall’autocoscienza fumosa come dall’accapigliarsi e dai successivi accomodamenti intorno alla tavola degli assessorati.
La ripresa di un dialogo con l’Emilia può nascere solo da una svolta vera: in termini di autonomia delle scelte in nome delle competenze più che dell’appartenenza; di rapidità nel mettere mano all’agenda dei problemi e delle strategie con cui affrontarli. Di coraggio un po’ ne serve: ma ce lo si può anche dare. E a volte si deve.
@engraz
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