«Il gioco è la mia scuola di vita»
Andrea Ligabue racconta la sua insolita professione creativa che lo porta tra studenti e manager
George Bernard Shaw disse: «L'uomo non smette di giocare quando invecchia ma invecchia quando smette di giocare». Per Andrea Ligabue, classe 1972, il gioco da tavolo e di ruolo è da sempre terreno di studio e parte del suo lavoro: con il gioco Andrea tiene corsi di formazione in azienda, interventi nelle classi, serate con i genitori. «Il gioco è uno strumento divertente per passare del tempo di qualità in famiglia e per svolgere il mio ruolo di genitore e educatore divertendomi assieme ai miei figli ed è anche un bellissimo passatempo per trascorre ore di svago in maniera sana ed intelligente, assieme ad amici, spesso presso la sede dell'associazione ludica Club TreEmme», afferma Andrea, che scrive di gioco e di giochi da tavolo da anni, per riviste, siti web e tiene sulla Gazzetta di Modena una delle poche rubriche fisse su questo argomento in Italia.
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«Mio figlio Francesco, a 4 anni, un giorno mi disse: “Papà, a me non piacciono i giochi da tavolo” ed aveva ragione. A quell'età i bambini fanno altro. Non ho mai forzato i miei figli a giocare ma ho sempre trasmesso loro l'entusiasmo del gioco sano rispettando i loro tempi ed i loro gusti ed ora sono tra i miei compagni di gioco più assidui. Caterina addirittura è stata inserita come giurata (unica bambina) nella giuria del Gioco dell'Anno nominata ed istituita da Lucca Comics & Games». Tra gli organizzatori di Play: Festival del Gioco, convention nazionale che ogni anno porta a Modena sempre più giocatori, curiosi, famiglie e ragazzi registrando oltre 28000 presenze nel 2014, Ligabue racconta che già dalle elementari si divertiva ad inventare giochi costruendo mappe e percorsi quadrettati.
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«A 16 anni ho avuto la fortuna di diventare socio dell'associazione TreEmme dove altri appassionati, coetanei o più grandi, mi hanno insegnato i giochi da tavolo e di ruolo». In ambito educativo il gioco è un valido strumento, ancora poco conosciuto e sottovalutato: «Quest'anno - racconta Andrea - ho programmato interventi in quasi 50 classi di Modena, una briciola rispetto a quelle potenzialmente interessate. Gli interventi nelle scuole secondarie, sia di primo che di secondo grado, sono ancora pochi quando è proprio in quella fascia di età che il gioco potrebbe dare molto ai ragazzi ed essere per le insegnanti uno strumento eccezionale. Anche a livello aziendale i giochi da tavolo sono ancora usati marginalmente, anche se per formare manager e/o personale in grado di relazionarsi, risolvere problemi, capire rapidamente dinamiche diverse, sono ineguagliabili». «Se chiedo a una persona di inventare una storia, probabilmente per qualche minuto rimane senza parole davanti al foglio bianco - spiega Ligabue - ma se le chiedo di raccontarmi una storia con un leone, uno stagno e tre palline colorate, la sua fantasia e creatività si mettono in azione molto prima e con più efficacia. Le competenze che il gioco, nel rispetto delle regole, sviluppa sono alla base dell'intelligenza fluida e della creatività. Giocare, rispettando regole ed avversari, ha inoltre un grande valore etico». «Se voglio immaginarmi invecchiato, mi vedo con i miei amici o con i miei figli ad un tavolino a giocare a qualche gioco di società e non a briscola o scala quaranta».
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