«Autodromo di Modena, Pighi non commise un abuso d’ufficio»
Marzaglia, l’ordinanza del gip che archivia l’accusa: non ci fu dolo. Abuso edilizio a rischio prescrizione
Il caso Marzaglia è parzialmente risolto: il gip Andrea Romito ha infatti accolto solo a metà la seconda richiesta di archiviazione inoltrata dal sostituto procuratore Claudia Natalini, che indaga per abuso di ufficio e abuso edilizio nei confronti del Comune - nella fattispecie dell'ex sindaco Giorgio Pighi - in merito alla delibera consiliare del 4 gennaio 2005 e agli atti successivi che hanno permesso la costruzione dell'autodromo.
L'ordinanza del giudice Romito infatti archivia l'abuso d'ufficio dato che a suo giudizio non emerge alcuna intenzione di dolo; quanto all'abuso urbanistico riconosce che il calcolo delle quote verdi a suo avviso non è stato correttamente fatto dalla Procura e si riserva un mese per decidere in quanto il reato è a rischio di prescrizione.
La vicenda dell'indagine sull'autodromo, avviata da esposti del presidente di Italia Nostra Giovanni Losavio e da quello del Comitato cittadino per il bosco di Marzaglia Fabrizio Ragazzi, ha come noto una storia lunga e tormentata. Inoltre, già un anno fa (il 17 dicembre 2013) il pm chiese l'archiviazione ma il gip la respinse ordinando di proseguire le indagini. Ora alla seconda richiesta di archiviazione il giudice ha appena depositato una ordinanza motivata. L'abuso di ufficio contestato a Pighi, in quanto capo della giunta, non costituisce reato. Secondo il giudice manca la prova di questo reato e non potrà essere acquisita. Nulla dimostra che Pighi e altri amministratori abbiano agito con l'intenzione di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Vintage, concessionaria dell'opera e destinataria del permesso di costruire. Questo perché il reato di abuso d'ufficio, come emerge anche dal Codice penale, prevede una volontà di commetterlo. Richiede un dolo specifico e va provato. In altre parole, dalla documentazione raccolta nel corso di questa lunga inchiesta la Procura non avrebbe dimostrato che Pighi o altri (dirigenti compresi) abbiamo procurato vantaggi ai privati. Anzi, il giudice Romito dà una ricostruzione diversa di quanto accaduto e si basa sulle cosiddette “finalità pubblicistiche” dell'autodromo «consistenti nella sua realizzazione in area decentrata ed agevolmente raggiungibile mediante autostrada e altre vie e contestualmente nell'esigenza di evitare l'aggravamento del contenzioso con la Vintage Srl parte del contratto preliminare di concessione del diritto di superficie dell'area».
Il secondo aspetto riguarda l'ipotesi di abuso urbanistico perché sarebbe sparita una vasta quota di verde a uso pubblico previsto negli accordi iniziali, quando invece secondo la Procura sarebbe stata invece seguita la prescrizione e quindi rispettata la quota (di qui la richiesta del pm di archiviare anche questo punto). La versione del pm Natalini al giudice pare «insostenibile già dal punto di vista letterale», perché il 50% di verde pubblico e 30% di verde a uso pubblico non vanno riferiti all'intera area in questione, che comprende anche l'aeroporto di Marzaglia, ma al perimetro residuale. Quindi questo 80% di verde rientra nell'area che resta esclusa dalle opere quale che sia la destinazione pubblica di questa zona verde. Per questo secondo il giudice «la violazione dello strumento urbanistico è palese». Ma questo reato è già in odore di prescrizione e quindi il giudice invita il pm a fare verifiche concedendogli trenta giorni di tempo. Prima di Natale il gip valuterà definitivamente la questione arrivando a dare una parola definitiva. Solo in seguito resterà eventualmente da valutare chi ha commesso questo abuso urbanistico. Subito è stato indicato Pighi, ma pare che la questione sia molto più complicata perché in mezzo si inseriscono le competenze di amministratori e dirigenti stabilite dalla Legge Bassanini.
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