Gazzetta di Modena

Modena

il caso

Modena, Muzzarelli ora è pronto a vendere le azioni Hera

di Davide Berti
Modena, Muzzarelli ora è pronto a vendere le azioni Hera

Una scelta inevitabile per finanziare le opere messe a preventivo per il 2015: «Serve equilibrio, ma si può controllare tutto anche con una quota inferiore»

3 MINUTI DI LETTURA





Il Comune venderà azioni Hera. Nemmeno il sindaco Gian Carlo Muzzarelli si nasconde più e segue le dichiarazioni di qualche giorno fa del collega bolognese Virginio Merola.

La Gazzetta, nelle settimane scorse, aveva già spiegato come fosse inevitabile, a fronte degli investimenti messi in cantiere dal Comune, trovare liquidità. E l’unico modo è quello di dismettere patrimonio. E l’unico patrimonio che fa gola al mercato sono le azioni della municipalizzata. Ormai non è più un segreto.

Merola, a Bologna, aveva detto: «Sono pronto a vendere quote per 100 milioni di euro».

Meno esplicito Muzzarelli, che ha confermato: «Nelle decisioni che il Comune di Modena dovrà assumere sulle azioni di Hera serve equilibrio tra la possibilità di venderne una quota più o meno ampia per realizzare investimenti e l’esigenza di mantenerle per poter contare anche nei prossimi anni sui dividendi che rappresentano un parte significate delle entrate correnti comunali».

Così come Muzzarelli aveva detto, sempre al nostro giornale, di essere pronto a vendere Hera per finanziare l’edilizia scolastica.

La quota più cospicua della partecipazione comunale in Hera è detenuta attraverso Hsst-Mo Spa, che possiede il 12,5205% del capitale sociale di Hera e nella quale il Comune partecipa con una quota pari al 73,1464%. I soci pubblici modenesi partecipano al Patto, fin dall’incorporazione di Meta in Hera, mediante Hsst-Mo che possiede 139 milioni di azioni Hera, 121,9 milioni delle quali “bloccate” con il Patto.

Fino a metà del 2015, comunque, non se ne parlerà almeno operativamente, dal momento che il patto di sindacato dei soci pubblici di Hera è stato rinnovato per i prossimi sei mesi. Tra i motivi indicati dal sindaco Muzzarelli che portano i firmatari del Patto a proporre di approvarne uno nuovo per soli sei mesi, e non triennale come nelle altre occasioni, ci sono anche le nuove norme del Testo unico della Finanza (legge alla quale fanno riferimento le società quotate) in merito al “voto plurimo” o “voto maggiorato”. Si tratta di una norma che consente di modificare gli statuti attribuendo un voto maggiorato (fino a due voti per azione anziché uno solo) a chi mantiene l’azione per almeno due anni. «Manca però ancora il regolamento attuativo Consob – ha affermato Muzzarelli – che è opportuno attendere prima di assumere qualunque decisione sull’introduzione o meno di tale regime nello statuto di Hera».

Il Patto di sindacato, infatti, non si limita a garantire la partecipazione maggioritaria pubblica prevista dallo Statuto di Hera (il cosiddetto “sindacato di blocco”) obbligando i sottoscrittori a non scendere complessivamente sotto al 51 per cento («la governance dell’azienda si può controllare comunque anche con una percentuale inferiore, penso al 35 per cento, sotto però non si può scendere», ha spiegato Muzzarelli), ma prevede anche un impegno a votare in Assemblea in modo conforme a quanto deciso dal Comitato di sindacato sulle questioni più importanti tra le quali, appunto, le principali modifiche statutarie o le decisioni straordinarie come fusioni e scissioni.

Il Comitato di sindacato, inoltre, è il soggetto che formalizza e presenta le liste di maggioranza per l’elezione del consiglio di amministrazione indicando, come soci pubblici, 11 dei 14 consiglieri.

@dvdberti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google