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«Sì a investimenti volano di progetti ampi»

«Sì a investimenti volano di progetti ampi»

Il neogovernatore Bonaccini: «Salvaguardia delle autonomie, ma vanno premiate le competenze»

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A fine ottocento questa era considerata una delle aree più povere del paese. Oggi siamo all’undicesimo posto in Europa tra le aree più produttive. L’11% dei ricercatori italiani lavorano in Emilia e se facciamo il raffronto semestre su semestre le esportazioni di aziende della via Emilia sono cresciute del 5%. «Nessuno o pochi come noi - attacca con orgoglio Stefano Bonaccini, neogovernatore della Regione che tra Secchia e Panaro è nato e vive e all’apertura dell’Anno Accademico di Unimore ha uno dei suoi primi battesimi pubblici - Ma tutto questo non basta. La nostra ossessione deve essere creare lavoro e non c’è lavoro se non si hanno basi forti. L’investimento in ricerca e innovazione è dunque uno dei pilastri fondamentali per garantire produttività, crescita, nuovi posti di lavoro e buona occupazione anche nel lungo periodo. Ecco perchè l’Università e il mondo della scuola devono essere al centro del programma regionale».

Bonaccini rimarca come ognni l’Emilia Romagna sia l’unica Regione in Italia che è riuscita a coordinare Università, enti di ricerca, imprese e istituzioni all’interno di Aster. Come in questi anni sia stata costruita la Rete Alta Tecnologia con i Laboratori di ricerca industriale e con la rete dei Tecnopoli, realizzando il programma Emilia Romagna Start Up per le imprese innovative. «Iniziative inserite in un tessuto di università, centri di ricerca e attività di ricerca delle imprese molto solido».

E il futuro?

«Quello che è stato fatto è eccellente ma non basta. Se sul piano delle politiche regionali dobbiamo definitivamente abbandonare il policentrismo, su quello delle politiche per la ricerca e l’innovazione voglio essere chiaro - dice Bonaccini guardando la platea dei docenti universitari schierati di fronte - Dobbiamo andare verso un sistema regionale integrato dell’Università, della ricerca e della’lta formazione che, mettendo in rete e rafforzando le competenze e le risorse esistenti, riesca a giocare il proprio peso sullo scenario europeo e internazionale».

A chi storce il naso, il neopresidente della Regione, assicura e ammonisce: «Non sto parlando di perdita di autonomia ma per ciascun soggetto partecipare ad un disegno più grande, anzi caratterizzando la propria identità attraverso specializzazioni e collaborazioni di qualità». (glp)

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