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«Una tavola vibrante dirà se le costruzioni sono anti sismiche»

«Una tavola vibrante dirà se le costruzioni sono anti sismiche»

Prolusione del prof. Tarantino sul terremoto di due anni fa «Il progetto diventerà un riferimento a livello nazionale»

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«Il terremoto di due anni e mezzo fa ha “caricato” in silenzio per un periodo estremamente lungo, probabilmente tra i mille e i 1500 anni. In altre parole, se guardiamo indietro per un periodo di tempo così lungo, possiamo dire che la scossa del 20 maggio del 2012, di magnitudo 5,9, costituisce in tale intervallo temporale, il massimo storico per intensità dell’energia liberata. Infatti, anche se con metodi empirici e non strumentali, al sista di Ferrara del 1570 è stata attribuita la magnitudo di 5,46, a quello del 1346 la magnitudo di 4,93 e a quello del 1285 la magnitudo di 5,14. E questo lunghissimo ponte tra i terremoti catastrofici che colpirono la nostra area nei secoli passati e le scosse del 2012 ha avuto l’effetto di diffondere tra la popolazione l’errata convinzione che le aree pianeggianti dell’Emilia fossero zone non sismiche...».

È con queste parole che il prof. Angelo Marcello Tarantino è protagonista della prolusione di apertura del nuovo Anno Accademico di Unimore.

Un ponte lungo secoli che alla fine ha una sola ricetta: «la parola d’ordine su cui costruire il futuro deve essere “prevenzione”», sottolinea Tarantino che pone l’accento anche sul dissesto idrogeologicorivela anche un progetto che diventerà per il nostro Paese un punto di riferimento per la sicurezza antisismica. «Per studiare gli effetti del sisma sulle costruzioni occorre poter riprodurre un terremoto in laboratorio - spiega Tarantino - E fondamentale per la ricerca e lo strumento tecnico per la simulazione dello scuotimento sismico è una tavola vibrante. I ricercatori della nostra Università, collaborando con quelli delle altre tre Università della regione, hanno messo a punto il progetto di una innovativa tavola vibrante che avrà una elevata capacità portante. Ciò consentirà di realizzare su di essa modelli e prototipi di edifici e opere civili praticamente in scala reale, con i loro pesi e volumi definitivi, ma con bassi costi. Permetterà di riprodurre in laboratorio , con grande accuratezza, ogni possibile terremoto, compresi quelli recenti dell’Emilia. Sarà così possibile valutare direttamente in laboratorio gli effetti e la reale capacità di una costruzione di resistere al sisma».

Un risultato fondamentale perchè l’indagine sperimentale potrà dire o meno se la struttura ha superato le prove di laboratorio e se sarà promossa potrà essere costruita nella pratica e anche realizzata in serie. Lo “sciame” delle applicazioni positive della tavola vibrante sono a 360 gradi: sarà possibile indagare gli effetti della sollecitazione sismica su costruzioni con strutture intelaiate in cemento armato, in carpenteria metallica, muratura portante o in legno, ma anche su opere stradali, ponti viadotti, sottopassi, opere marittime, portuali, dighe, acquedotti...

Un’attività scientifica che farà da calamita per i ricercatori del settore, italiani e stranieri, e favorirà la crescita di un polo di eccellenza in Ingegneria Sismica nella nostra regione.

Parla Tarantino guardando al futuro ma tenendo ben presente il passato e quanto della storia è stato dimenticato e ignorato. «Le conseguenze del sisma sono state amplificate da un sostanziale vuoto normativo. I comuni emiliani interessati dal sisma sono stati classificati in zona 3, ovvero bassa sismicità nel 2003, ma a causa di una lunga serie di proroghe è stato possibile progettare le costruzioni fino all’ottobre 2005 in base a vecchie normative che ignoravano le azioni sismiche. È questo il motivo - sottolinea nella prolusione Tarantino - per il cui il 90-95% delle costruzioni nelle zone terremotate non sono state dimensionate in base a criteri antisismici».

Una differenza “semplicemente” sostanziale. «Nel caso di strutture sismo-resistenti cambia completamente la filosofia di progettazione. Rispetto ad una struttura non sismica, progettata essenzialmente per resistere a carichi verticali, quelle sismiche hanno la capacità di resistere allo scuotimento sismico, che nel calcolo è modellato con forze orizzontali posizionate all’altezza degli impalcati». Un vuoto normativo, una differenza “semplicemente” sostanziale che avrebbe risparmiato danni e soprattutto morti. (glp)

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