“Edilizia in crisi, occhio ai piccoli appalti”
L’allarme lanciato da Beccati di Cgil: «In arrivo nuovi cantieri del dopo sisma con rischi molto elevati di illegalità»
Il timore che nei prossimi mesi il mercato dell’edilizia non sia in grado di reggere la crisi e arrivi al collasso, è aggravato da un altro tipo di rischio: con l’arrivo de 2015, e l’inizio di una parte consistente di lavori di ricostruzione inerenti il dopo terremoto, prende sempre più piede l’ipotesi di una deregolamentazione del comparto. «Una deregolamentazione che non significa, per forza, aumento del lavoro nero ma il rischio che diventino prassi quei comportamenti non del tutto legali, come l’aggiudicazione degli appalti con il metodo del massimo ribasso». Il grido di allarme è lanciato da Marcello Beccati, segretario di Fillea Cgil, che si occupa dei lavoratori dell’edilizia.
«Se pensiamo che prima della crisi, nel 2008, il settore forniva occupazione a circa 12mila addetti, è facile riscontrare quanto il prezzo di questi anni sia alto da pagare, pur non avendo la certezza di come andrà a finire – spiega Beccati – Alla fine dello scorso anno i lavoratori del comparto erano scesi a soli 5mila. Oltre al calo drastico dell’occupazione, c’è un altro pericolo insito nei lavori di ricostruzione nella Bassa colpita dal sisma, che entrerà nel vivo nella primavera dell’anno prossimo. Temiamo che certi comportamenti non del tutto legali, accanto al rischio di una diffusione del lavoro nero, diventino normali per l’opinione pubblica. Ad esempio, l’assegnazione degli appalti al massimo ribasso: le aziende guardano al denaro flottante che entra, ma il minore incasso si ripercuote sui lavoratori. Su questo tema, il prefetto e l’ispettorato del lavoro si sono sempre dimostrati solerti, aprendo un canale preferenziale pronto a recepire le segnalazioni di situazioni sospette. La paura è concentrata sui piccoli appalti e sui micro cantieri. Sui cantieri con appalti dati ad aziende piuttosto grandi le irregolarità possono risultare più visibili, ma per le aziende piccole il controllo avviene a posteriori, una volta finito il lavoro».
Per affrontare la crisi del comparto edile, la Cgil siede a un tavolo di confronto in Regione «e non solo. C’è bisogno di rivedere gli ammortizzatori sociali. Chiediamo l’apertura dello stato di crisi del settore – conclude Beccati – Siamo d’accordo quando si parla di consumo zero, ma allo stesso tempo si devono applicare politiche abitative che utilizzino il già costruito. Siamo certi che per uscire dalla crisi il settore edile sia strategico, con un nuovo modo di costruire improntato su un piano di recupero di tutto il patrimonio (su alloggi sfitti, sull’invenduto e anche sul nuovo). Grazie all’edilizia, inoltre, può essere fatta una buona campagna di prevenzione contro il dissesto idrogeologico».
Serena Arbizzi
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