Rispoli: «Appalti diretti Era la giunta a spingere»
Castelfranco. Ex dirigente comunale, imputato di corruzione, respinge l’addebito L’accusa: aver pilotato opere urgenti per intascare “stecca” dalla ditta complice
CASTELFRANCO. L’accusa nei suoi confronti è di aver abusato dell’assegnazione diretta per opere pubbliche, anziché ricorrere alle gare normali, per poter intascare una “stecca” del 5% sull importo e quindi farsi corrompere dall’assegnatario. Ma ieri, nel corso del controinterrogatorio della parte civile - il Comune di Castelfranco rappresentato dall’avvocato Luca Scaglione - l’architetto Nicola Rispoli, ex Capo dell’Ufficio lavori pubblici ha spiegato che le cose non stavano così.
Ha anzi riferito che l’assegnazione diretta riguardava solo 30 opere su più di 3mila aggiudicazioni fatte ai tempi della sua direzione. E di queste assegnazioni dirette la giunta di Reggianini non solo era consapevole ma anche consenziente. Anzi, le sollecitava. Il motivo era che in questo modo si accelerava l’iter dei lavori. Quanto alle presunte “stecche”, l’architetto ha negato di aver mai preso soldi. Accusa di corruzione che si basava su due testimoni già sentiti in aula. Sono cinque i casi di assegnazione diretta finiti sotto la lente del sostituto procuratore Francesca Graziano che ha seguito questa doppia inchiesta (c’è anche il caso di corruzione all’Ufficio tecnico di Carpi e l’imputato è un suo dipendente, Marco Prisciandatro, difeso dall’avvocato Manfredo Termanini). I casi contestati sono i lavori alla mensa della scuola elementare Marconi, al cimitero di Gaggio, alla caserma della polizia municipale, alla stazione (rifacimento dei bagni) e al Teatro Dadà e altre cinque assegnazioni “per somma urgenza”. Tutte opere che dovevano stare dentro i 40mila euro di importo. Quindi la presunta “stecca” era di 2mila euro alla volta. Ovvero 20mila euro in tutto (compresi lavori gratuiti a una casa). Sempre, secondo il pm, riferiti a Giovanni Speria, l’imprenditore modenese di riferimento (oggi imputato allo stesso processo, difeso dall’avvocato Beatrice Grisanti). La versione di Rispoli, spiegata davanti al Collegio presieduto dal giudice Cristina Bellentani, è quindi che quei lavori non sono furono decisi a lui con quella formula ma concordati con la giunta che voleva snellire i tempi. In altre parole, Rispoli, secondo la sua difesa, avvocato Cosimo Zaccaria, non a cercato o trovato un’occasione per la corruzione ma ha solo fatto quello che doveva fare in base alle indicazioni degli amministratori del Comune.
La sua deposizione finisce qui. Dalla prossima udienza, fissata per il 5 febbraio, verranno ascoltati altri testimoni della difesa di Rispoli.
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