Portico del Collegio 400 anni di storia ricostruiti dal vivo
Costumi, porticato e “fittoni” ricreati alla perfezione raccontano un pezzo di storia. Domani l’inaugurazione
Le poche centinaia di metri del porticato che collega, lungo via Emilia centro, via San Carlo e corso Canalgrande sono un condensato di storia, cultura, commercio, fatti minimi e altri che andrebbero dimenticati.
Quel tratto di strada noto come Portico del Collegio è parte integrante dell'omonimo ex Collegio dei Nobili, seicentesco, oggi Fondazione S.Carlo.
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Lungo le sue arcate, quasi fossimo davanti a una macchina del tempo, le storie si innervano nella vita delle persone, tra cui intellettuali come Antonio Delfini e Mario Molinari che qui passeggiarono come tanti. E ancora oggi naturalmente si passeggia, si discute, si acquista. Finalmente la Fondazione ha deciso di raccontare queste tracce di vita che si perdono negli ultimi quattro secoli e lo fa con la mostra “Il Portico del Collegio: una città in vetrina”, che inaugura domani alle 11 (resta aperta sino al 31 gennaio) presso la chiesa di S.Carlo, in via San Carlo 5.
Una rassegna che non dovrebbero perdersi i modenesi orgogliosi della propria storia e neppure i turisti che possono capire cos'è accaduto nel centro storico della città della Ghirlandina. Gli organizzatori, Roberto Franchini, Antonella Battilani, Fausto Ferri, Patrizia Curti, Chiara Zucchellini, hanno addirittura costruito all'interno della chiesa una riproduzione in scala reale del vicino portico. Hanno posizionato basi di colonne e “fittoni” proprio come fossimo all'aperto e di fronte, alla medesima distanza nella realtà, hanno posizionato vetrine con i materiali.
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Tutto è reale, ci sono persino due piccioni imbalsamati che ripropongono gli animali che dimorano sovente lungo il portico, mentre sullo sfondo l'allestitore Ferri ha posizionato alcuni abiti antichi di gala.
Tutto serve a dare la sensazione che quello è un luogo importante per la storia cittadina. Ma perché, si chiederà qualcuno? Andiamo per sommi capi perché sarebbe impossibile raccontare ogni fase come fa la mostra. Intanto l'architettura: il progetto è dell'architetto seicentesco Luigi Avanzini, autore delle prime undici arcate procedendo da via san Carlo verso Canalgrande. Il resto delle arcate come le vediamo oggi venne realizzato invece a metà '700, mentre nel 1842-43 Cesare Costa iniziò a disegnare le prime cinque vetrine delle botteghe che ancora vediamo in loco. Tra le 31 colonne che reggono il portico è accaduto davvero di tutto. Intanto qui per due secoli, ci fu il Caffè Nazionale con la saletta degli Amici dell'Arte: chiuse nei primi anni '70, era anche drogheria e lo gestiva la famiglia Sandri. Poche vetrine dopo c'era la storica libreria Vincenzi, pochi anni fa rilevata dalla Franco Cosimo Panini e poi chiusa anch'essa, mentre resiste ancora la Farmacia del Collegio. Non c'è più invece la Standa che proprio qui aprì nel 1956 il primo grande emporio di Modena. Anche Stanguellini era qui, anche se non vendeva le auto, mentre ancora tutti ricordano il “venditore di sogni” Corona. E poi ci sono i momenti meno allegri del portico: nel 1939, come si vede in mostra, vennero posizionati addobbi per la visita di Mussolini, mentre nel maggio ’44 la struttura venne bombardata dagli alleati. «Ancora oggi - spiegano Franchini e Battilani - lungo il portico si passeggia, si prende il caffè, si fanno compravendite. Era il caso di parlare di questi 400 anni».
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