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Primo Natale senza l’hotel Appennino

di Daniele
Primo Natale senza l’hotel Appennino

Fiumalbo. Non riaprirà per le feste lo storico albergo «Nessun accordo col Demanio, il canone è inaffrontabile»

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FIUMALBO. Sarà il primo Natale senza l'hotel Appennino a Fiumalbo. È giunto infatti alle inevitabili conseguenze il quadro che si era iniziato a delineare poco più di un anno fa, quando l'area su cui sorge passò da proprietà demaniale indisponibile a bene dello Stato. Cosa che ha fatto schizzare i canoni di concessione a cifre vertiginose: dai 2.500 euro di prima, ora ne vengono chiesti al gestore Massimo Bagatti 104mila. Un importo insostenibile, che ha portato dopo mesi e mesi di tentativi di dialogo con Roma a una dolorosissima rinuncia. L'anno scorso, proprio per il ponte dell'Immacolata, Bagatti fece una scelta di cuore più che di portafoglio, riaprendo lo stesso dopo un periodo di stop, anche per non fare mancare a Fiumalbo, nell'anno del presepe vivente, il principale punto di riferimento turistico. Aveva avuto rassicurazioni che si sarebbe risolto il problema, e si era buttato. Ma a quelle promesse non è seguito niente di concreto: il Demanio resta inamovibile sulla sua richiesta e nulla stavolta ferma la chiusura. «Ho ricevuto telefonate su telefonate – racconta – di clienti che volevano venire su per Natale: non è stato facile, ma ho dovuto dire che mi fermavo. Hanno risposto che sono pronti anche a una raccolta firme per sostenermi, ma è meglio che lascino perdere: non servirebbe a nulla». Tanta l'amarezza dopo l'altalena di un anno fra speranze e delusioni. Dopo tre generazioni i Bagatti, che l'hotel l'hanno messo su pietra su pietra dal 1936, sono costretti a uscire di scena: «A mille metri, col freddo che fa qui, un edificio del genere senza riscaldamento non resisterà molto» rimarca Bagatti. «Io, piuttosto che vedere distruggersi tutto, prenderò le mie cose e le regalerò ad altri albergatori della zona o le darò in beneficienza. Rimarrà un baraccone in disfacimento nel centro di Fiumalbo». La cosa che più brucia è la lontananza dimostrata dallo Stato in una vicenda delicatissima che ha dirette ripercussioni su una comunità piccola, ma con la sua realtà: «Li abbiamo chiamati più volte quelli del Demanio: venite a vedere per capire, non potete applicare qui un prezzo che va bene per Milano, dove un hotel lavora 365 giorni all'anno. Niente, mai visto nessuno». Bagatti cerca comunque di lasciare aperta l'ultima porta: «Ho avviato la procedura per riconsegnare le chiavi dell'immobile, ma se dal Demanio arriva una proposta, io sono ancora disposto a valutarla, più per il paese che per me». Si era parlato della possibilità di un'acquisizione dell'immobile da parte del Comune, ma l'ultimo prezzo stimato – circa 2 milioni – rende impercorribile la strada. Da parte sua, il sindaco Mirto Campi spera ancora in una svolta: «Sono in contatto diretto con Roberto Reggi, direttore del'Agenzia del Demanio. Ci siamo sentiti anche in questi giorni: è una questione complessa, ma io credo che ci siano ancora i margini per risolverla». Non però per questo Natale; per la prima volta in centro mancherà qualcosa.

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