Reati e zone a rischio le pagelle dei cittadini
In forma anonima il Comune chiede d’indicare paure e luoghi ritenuti pericolosi Dal parco più insicuro al degrada dei quartieri. Le “frasi tipiche” sugli stranieri
Gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani? Quale parco evitate perché avete paura? Qual è la zona in città più insicura? Che reati “odiate “ di più? Signori, si parla di sicurezza.
Incontri nei quartieri, summit coi comitati e con le forze dell’ordine, serate al fronte sotto al fuoco dei residenti delle frazioni, “tavoli” con le forze dell’ordine e le altre istituzioni. Ma per riuscire a caratterizzare, a capire e a definire il concetto di sicurezza al fine di trovare rimedi, interventi pratici e soluzioni alle emergenze, ecco che il Comune chiede ai cittadini di parlare, di intervenire, di fornire il quadro della “loro” città. Un microfono dato sotto forma di sondaggio, un questionario in cui chi lo riceve, in forma del tutto anonima, può indicare quale battaglia si sta vivendo fuori dalla porta di casa, se il problema è dato dagli scippi o da un edificio abbandonato, se ci sono più gli spacciatori in questo o in quel parco, quali siano le forme di reato più temute o quelle più radicate.
Cittadini scelti a caso, magari quelli già interpellati telefonicamente l’anno scorso per una simile iniziativa. Una indagine sulla sicurezza che cerca di delineare tutte le insicurezze, dove si annida il disagio e da quali fattori specifici della zona è dovuto. È dal piccolo, dal micro che si compone il macro mosaico sullo stato della sicurezza in città.
Pertanto il questionario, che a detta del Comune “ruba” una quindicina di minuti a chi lo compila, inizia chiedendo una pagella: si vota da uno a dieci quanto Modena sia sicura in vari ambiti: sicura rispetto alla criminalità, sul lavoro, per l’assistenza sociale e sanitaria, la sicurezza economica, quella ambientale e quella stradale. E si inizia ad entrare nel vivo quando appare la parola microcriminalità: Modena riguardo a questo pericolo è molto, abbastanza, poco, per niente sicura? Occorre però localizzare, entrare nello specifico. E si cerca con il questionario di vedere che accade nei quartieri, chiedendo quanto nella zona di residenza la micro criminalità sia un problema, se lo sia di meno o di più rispetto ad un’altra zona. Quindi si passa a caratterizzare il quadro della situazione, chiedendo quali fattori e quali personaggi concorrono a creare disagio in quale misura, se contribuiscono e in quale maniera (molto, abbastanza, poco e per nulla) la presenza di edifici abbandonati, le siringhe per terra, il degrado creato dai locali pubblici, dai gruppi che disturbano. E ancora rifiuti abbandonati, prostituzione, atti vandalici, lo spaccio, gli ubriachi, i tossicodipendenti e gli accattoni. In alcune zone, viene da pensare, si fa l’en plein su tutti i fronti.
Il sondaggio chiede quali siano le zone più insicure, anche all’interno del quartiere stesso di residenza, e quali siano i luoghi da considerare a bollino rosso e per i quali di debba esercitare maggiore attenzione. La gamma è varia e sembra di sfoggiare le “location” degli articoli quotidiani di cronaca: piazze, parchi, stazioni, parcheggi, cimiteri, aree vicino alle scuole, centri commerciali. Si chiede poi di mettere una x sui parchi o le aree verdi che si evita di frequentare per un senso di insicurezza (o più esplicitamente, per paura di finire rapinati).
Finita la parte “geografica” dell’insicurezza-sicurezza, il questionario affronta il dramma delle violenze. Si chiede al cittadino se conosce personalmente una donna vittima di stalking, di molestie sessuali, violenze sessuali o violenze fisiche. Se nell'ultimo anno si è stati vittime di un reato, se si conosce l’esistenza di un fondo economico in aiuto alle vittime di alcuni reati quali siano i reati cui dare la priorità nel contrasto (scippi, borseggi, furti, reati fiscali, ambientali, contraffazioni di prodotti).
Il questionario si conclude affrontando il tema della legalità e dei comportamenti individuali che violano le norme. Si chiede cioè se e capitato di imbattersi in chi abbandona dei rifiuti pericolosi, in chi ha commesso abusi edilizi, in venditori di marchi contraffatti o di esercenti che non danno scontrini. E infine si chiede quanto si sia d’accordo con alcuni concetti, frasi o stereotipi sugli stranieri. Tra i quesiti “avete problemi a farvi curare da un medico d’origine africana?”, “tra gli immigrati c’è molta gente onesta che ha voglia di lavorare”, “ciò che disturba di più è che non rispettano le nostre regole”.
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