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Bertolini, pilota da record una vita a guidare Ferrari

di Francesco Dondi
Bertolini, pilota da record una vita a guidare Ferrari

Ha iniziato giovanissimo, oggi ha 41 anni, una bacheca piena di titoli e di ricordi Ha collaudato ben 360 Formula Uno. «Maranello come una seconda famiglia»

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INVIATO AD ABU DHABI. Veloce, fortissimo al volante, affidabile: un fuoriclasse sportivo, ma soprattutto un padre e un marito amorevole che vorrebbe avere più tempo per la famiglia.

Andrea Bertolini è il pilota che ha guidato “tutte le Ferrari”: ha infatti collaudato ben 360 Formula Uno, che vengono vendute ai clienti o che i clienti affidano a Maranello per i controlli di routine. Lui sale a bordo, infila il casco ed eccolo impegnato a girare ad ogni latitudine per certificare che il prodotto sia di “origine controllata”.

Quarantuno anni appena compiuti, il pilota sassolese è stato premiato venerdì sera per la vittoria nel campionato Elms Gran Turismo, il settimo titolo in bacheca conquistato correndo su tutti i circuiti mondiali. Ma la storia di Andrea Bertolini è legata inscindibilmente al marchio Ferrari. Lui, appena 17enne, entrava nella fabbrica di Maranello per lavorare al banco motore e intanto, a turno concluso, si cimentava con i go-kart. Un’escalation continua, che lo ha poi portato ad inanellare ben 24 anni consecutivi con la Rossa.

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C’era una gara da vincere ed ecco che a Bertolini vengono chiesti gli straordinari come “quella volta alla 24 ore di Spa nel 2006 – ricorda mostrando i calli sulle mani – Abbiamo girato con una Maserati per un giorno intero a ritmo qualifica. Sono passati solo otto anni, ma era un altro mondo: le vetture erano molto stressanti, c’era ancora il cambio manuale durissimo e non esisteva l’aria condizionata. Ho gareggiato a lungo di notte, alla fine ero stremato, mi fecero anche delle infusioni di sali minerali, ma alle 11,30 del mattino ero di nuovo in pista per trionfare davanti all’Aston Martin. Poi però mi ci sono voluti dieci giorni per riprendermi”.

Ieri notte, completate le Ferrari finals, eccolo di nuovo su un aereo per volare a negli Stati Uniti per l’ultimo test stagionale: solo tra una settimana potrà riposare.

«Non vedo l’ora di rivedere la mia famiglia. Sono la mia forza. Sto con mia moglie Angela da quando correvo con i kart, conosce i sacrifici di questo sport, sa che rischio di stare lontano oltre 200 giorni all’anno, ma rimane la mia prima tifosa e il mio sostegno. Ora ho due bambini: Alessandro di sei anni e la piccola Arianna di due. Mi mancano, ma sono fortunato. Appena tornerò dagli Stati Uniti mi dedicherò a loro».

La fortuna però è solo degli audaci e restare 24 anni in Ferrari non è da tutti. Sono passati piloti, sono cambiate le auto e il modo di guidare, ma Bertolini è sempre lì, vincente per natura.

«Quando sono entrato a Maranello eravamo un’azienda piccola e solo negli ultimi dieci anni c’è stato un salto di qualità internazionale. Eppure resta una seconda famiglia per me. Ricordo quando mi sono sposato, ho avuto attestati da persone che mai mi sarei immaginato, a testimonianza dell’importanza del lato umano che ancora regna in Ferrari. Credo sia il valore aggiunto ad un marchio che parla da solo. Noi modenesi, forse perché ci viviamo a contatto continuo, non ci rendiamo conto dell’impatto che il Cavallino Rampante ha nel mondo… ».

Stringe mani, si ferma a chiacchierare con tutti, Bertolini è apprezzato e stimato non solo per i risultati in pista.

Già pensa alla prossima stagione perché l’idea del ritiro ancora non lo sfiora, in compenso però guarda ai nuovi piloti modenesi che crescono. «Le qualità ci sono ancora, ma rispetto ai miei tempi è cambiato tutto. Io sono stato fortunato ad entrare in un programma ufficiale giovanissimo, adesso però attraversiamo un periodo particolare e trovare sponsor e fondi per restare al top è complicato per chi vuole partire da Modena o dall’Italia. Eppure continuo a pensare positivo perché i motori li abbiamo nel nostro dna».

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