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«Pugni e calci in classe alle scuole Frank» I genitori dal Provveditore

«Pugni e calci in classe alle scuole Frank» I genitori dal Provveditore

Nonostante le rassicurazioni della dirigente scolastica, la situazione non cambia «Una nostra delegazione all’incontro. Teniamo fermo l’esposto alla Procura»

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«Così non si può continuare: andremo al Provveditorato». Continua la protesta dei genitori di una classe dell’elementare Anna Frank-Marconi. Mamme e papà avevano iniziato a manifestare lunedì 10 novembre con uno sciopero: nessun ingresso dei propri figli, per protestare contro un alunno troppo vivace e manesco. Solo l’intervento della preside, Maria Teresa Collaro, aveva persuaso qualche genitore a tornare sui propri passi. Dopo alcuni giorni c’era stato un incontro con tutti gli insegnanti del plesso Marconi. Il dirigente scolastico, pur non entrando nel merito, aveva assicurato una «soluzione condivisa». Presto, aveva rassicurato Collaro, sarebbe partito un progetto specifico, non solo per il bambino, ma per tutta la classe.

«Ci dica qual è - riprende ora una mamma - l’ho chiamata due o tre volte, ma non risponde. Tutti i giorni i nostri figli vengono presi a calci e pugni, anche i bambini iniziano a reagire. È vero, ci sono tre adulti in classe. Eppure i calci partono lo stesso».

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Dopo la protesta davanti all’ingresso della scuola i genitori sono intenzionati a far sentire la propria voce a piani più alti. «Teniamo al corrente della situazione l’assessorato alla Scuola - ha ribadito il genitore - e abbiamo chiesto un incontro con il Provveditorato. Andremo con una delegazione di mamme. Non sappiamo cosa ci diranno, abbiamo un appuntamento per la prossima settimana». Nel frattempo, resta “congelato” l’esposto su cui hanno già lavorato. «Se non dovessimo avere risposte andremo in Procura - ha ribadito la mamma - l’esposto è già pronto per partire. L’unico problema è che l’esposto va al minorenne, mentre sono le maestre che devono saper gestire la situazione».

Nel corso della vicenda era stato sottolineato come le insegnanti hanno «le mani legate» e «non possono rispondere ai calci». Ciò nonostante, per alcuni genitori devono fare di più per garantire il benessere dei propri figli.

«Ho parlato anche con la mamma del bambino. È stato un confronto sereno, anche lei è preoccupata. Non è bello tornare a casa dopo il lavoro e sapere che il proprio figlio è stato preso a calci o ha dato calci. È l’adulto che deve far capire al bambino che sta sbagliando». Dopo l’incontro con il Provveditorato la partita potrebbe continuare. «Valutiamo l’azione legale».

Gabriele Farina

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