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«Quella bimba...ho un macigno dentro»

«Quella bimba...ho un macigno dentro»

Disperato l’uomo di San Possidonio che ha travolto e ucciso Lina, 6 anni, a Mirandola. I genitori: «Non viviamo senza di lei»

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«Ho un macigno che pesa dentro di me e certamente non sarò mai in grado di dimenticare mai quello che è successo».

È un uomo distrutto Giancarlo V., il 57enne che sabato mattina ha investito Lina Liu, la bambina cinese di 6 anni che stava aspettando, insieme al papà, lo scuolabus davanti alla sua casa di via San Martino Carano 74.

Le poche ore trascorse dalla disgrazia non servono a lenire il profondo dolore per quanto è successo e il giorno dopo quel terribile impatto la sofferenza si legge nitido sul volto dell’uomo, nella sua abitazione a San Possidonio.

Sabato stava guidando la sua Renault Laguna verso via Imperiale, poco fuori Mortizzuolo, per accorrere su un incidente nel quale è rimasta coinvolta la moglie. Un impatto senza gravi conseguenze: la Twingo guidata dalla donna si è completamente ribaltata nel fossato, ma la moglie dell’uomo è uscita dal mezzo e, nonostante ieri mattina fosse ovviamente ancora dolorante, per la dinamica dell’incidente poteva accadere ben di peggio.

Diversa sorte, invece, per la bambina, investita dall’auto nel momento in cui si era allontanata dal papà.

Poco dopo l’incidente, un legale di Mirandola ha ricevuto l’incarico di difendere l’automobilista nelle procedimento penale che seguirà a quanto è avvenuto. La polizia stradale ha aperto un’inchiesta che, inevitabilmente, verte sul reato di omicidio colposo. La Renault di Giancarlo V. è a disposizione della magistratura, che ha invece già liberato la salma della bimba per il funerale.

Nel frattempo, a casa di Lina Liu è un via vai di parenti e amici che, da sabato, si stringono intorno ai genitori della piccola. Il papà.Hailiang Liu, 34enne, da tempo a Mirandola, cerca di confortare la mamma di Lina e Leo, il fratello più grande. All’ingresso della casa, un’abitazione a due piani, c’è ancora lo zainetto fucsia della piccola, appoggiato su uno dei tanti tavoli del laboratorio tessile, tra macchine da cucire, abiti appesi, rocche e filati.

Nella mente dei genitori di Lina è ancora vivido il ricordo di sabato mattina, di quell’attesa sul ciglio della strada e di quel botto improvviso. «Era la nostra piccola mascotte – commentano i genitori, con i parenti e gli amici – ora non sappiamo come potremo fare senza di lei». E continuano a versare lacrime senza darsi pace, i connazionali della famiglia Liu, accorsi in via San Martin Carano. Pochi di loro parlano italiano, così come non aveva ancora imparato completamente la lingua Lina. «Tuttavia, era una bambina che sapeva ingegnarsi – commenta la maestra Federica Volponi, insegnante della scuola primaria Dante Alighieri di via Pietri a Mirandola – era affettuosissima e molto vivace. Apprezzavamo molto come fosse seguita dalla famiglia. Ricordo, in particolare, la serietà dei suoi genitori che, addirittura, ai colloqui a scuola si faceva accompagnare da qualcuno che traducesse cosa si stava dicendo».

E sono in tanti a ricordarsi della piccola a scuola: la sua frangetta dritta e la simpatia innata avevano conquistato tutti, pur nella riservatezza da cui è sempre stata caratterizzata la comunità cinese. «A Mirandola questa comunità è molto folta – conferma la consigliera comunale Lara Cavicchioli, già assessore - gli appartenenti al gruppo sono sempre stati tutti molto cortesi con noi e i rapporti sono sempre stati costanti nel corso dei mesi. Ci stringiamo intorno a loro e in particolare alla famiglia nel fare fronte a questa disgrazia».

Serena Arbizzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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