Battisti e i controlli sugli hacker La cyber guerra del generale
È stato il primo comandante della missione Isaf in Afghanistan e probabilmente aggiungerà ai primati della sua carriera anche quello di essere il primo comandante del primo reparto dell’esercito...
È stato il primo comandante della missione Isaf in Afghanistan e probabilmente aggiungerà ai primati della sua carriera anche quello di essere il primo comandante del primo reparto dell’esercito italiano della cyber guerra.
Per il generale Giorgio Battisti, 61 anni, radici mantovane e modenese d’adozione a tutti gli effetti (qui vivono moglie e figli), il comando appena concluso dei 2.300 uomini a Solbiate Olona, nel reparto d’intervento rapido della Nato ha significato anche l’allestimento di programmi di reazione immediata alle incursioni degli hacker, i pirati informatici che depredano le banche dati e chiedono cifre cospicue per restituire le banche dati. Ora anche gli enti civili devono fare i conti contro gli incursori invisibili entrano dalle reti web e in maniera invisibile bloccano il funzionamenti di aerei, ferrovie o l’operatività di anagrafi. Le banche sono sempre le più bersagliate ma recentemente anche quattro Comuni italiani hanno dovuto pagare un riscatto per riavere indietro i dati che permettevano di mandare avanti l’amministrazione.
Di qui il grido d’allarme che ha coinvolto anche il ministro della Difesa, Pinotti, e i vertici delle forze armate che hanno organizzato pochi giorni fa un convegno a Roma. «Per accecare un radar o bloccare un convoglio nemico equipaggiato con razzi terra aria - ha riassunto rudemente un generale francese - non è necessario inviare squadriglie di bobardieri dalle portaerei in terra nemica, nè scatenare reazioni usando droni o missili. Basta accecare le reti informatiche che vigilano sull’operatività degli avversari».
Qui entrano in gioco gli uomini del nostro esercito che collaborano nel reparto più avanzato e più a stretto contatto con gli specialisti Nato.
L’ombrello protettivo sulle reti informatiche strategiche è allestito da tempo ma gli gnomi che preparano algoritmi dall’altra parte del pianeta o a poca distanza da casa sono sempre all’opera. Come il confronto tra proiettile più perforante e fortezza (o corazza) più resistente va avanti da quando esiste la guerra, così i cyber terroristi s’ingegnano per aggirare le difese sempre più aggiornate. «Nella società informatizzata è indispensabile trasferire le conoscenze delle tecnologie civili più avanzate a quelle militari - sintetizza Battisti - E lo stesso vale anche in campo informativo. Pensiamo ad esempio all’uso del web da parte dell’Isi, con filmati che mirano a creare il panico».
Saverio Cioce
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