Gnomo magico della foresta di Modena
Ecco che mi telefona una persona che per Lucio Riva deve essere sempre stata molto importante e mi dice che non sa cosa dire, e io le dico che ho appena saputo e che non so cosa dire...
Ecco che mi telefona una persona che per Lucio Riva deve essere sempre stata molto importante e mi dice che non sa cosa dire, e io le dico che ho appena saputo e che non so cosa dire neanch'io, e poi mi dice “ciao ciao”, perché siamo troppo commossi, e anch'io le dico “ciao ciao”. Ma facciamo un po' fatica a staccare proprio di colpo e a buttare giù, e poi mi dice “cazzo, e questa bellissima giornata di sole se l'è persa”, che è la cosa unica che si può dire, non perché veniamo da venti giornate di pioggia, anche se fossimo venuti da venti bellissime giornate di sole l'unica cosa che si può dire è che questa bellissima giornata di sole se l'è persa. E così buttiamo giù il telefono e io sono contento che mi abbia telefonato questa persona perché mi fa venire subito da piangere e così piango un po'. La notizia l'avevo saputa da Andrea Colombini. Lucio deve essersi come al solito alzato, stando bene, c'era sul tavolo della sua cucinina la colazione già pronta e preparata, e poi non è riuscito a farla. La colazione è rimasta lì. Appena saputo la notizia, avevo telefonato a Mario Giovanardi, e gli dico “è morto Lucio”, e lui mi dice “ma non è possibile, l'ho visto sabato”; poi telefono a Andrea Borsari, che mi dice “ma come, l'abbiamo visto insieme al mercato sabato della settimana scorsa, ti ricordi che ci siamo anche fermati a fare due chiacchiere”. Poi mi telefona anche Beppe Cottafavi: “hai saputo?” Sì. Giuliano, Davide, così, via.
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E allora l'idea strana è appunto questa, non incontrare più questa specie di gnomo magico, fabbricante di microscopiche raffinatezze, che appariva da dietro qualche colonna della foresta di Modena centro, con sempre qualche sacchettino con dentro un libro, le carte da poker, qualche pacchettino di cose da mangiare, un vecchio gioco e una maniglia antica trovata in qualche mercatino. Allora, se c'era tempo, come è capitato molto spesso negli ultimi quindici anni, prendersi un caffè in qualche bar.
Lucio aveva questa cortesia infinita da signore di una volta, e come fossi una bella fanciulla, mi preparava la sedia e mi faceva sedere, poi si sedeva lui. E dopo tre minuti che eravamo seduti a chiacchierare di qualche cosa, lì mi accorgevo dai suoi occhi che stavano seguendo il passaggio di qualche cosa, che il qualche cosa era una bellissima ragazza, e che io avevo le spalle voltate al passeggio mentre era lui seduto nel posto in cui si gode il panorama. E nonostante che tutte le volte che abbiamo parlato di politica, e io gli dicessi o che non votavo o quello per cui votavo, lui si infuriasse e io di conseguenza anche, e più o meno ci mandassimo a cagare, massimo dieci giorni dopo ci saremmo rincontrati e tornati contenti a berci un caffè. Perché Lucio, e anche casa sua, come naturale espansione della sua anima, e spero che queste parole non vengano interpretate male, nonostante le esperienze più tremende (qualche volta per brevi accenni mi aveva raccontato qualcosa della guerra partigiana, di visioni di conoscenti impiccati) era e rimane per me qualcosa di simile a un Pinocchio, che essendo riuscito a evitare di trasformarsi in bravo bambino, divenuto ottantenne girava ancora per Modena. E io un po' ne ho potuto godere.
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