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Katharina: «Addio alla ballerina sexy Così vivo a Vienna»

Katharina: «Addio alla ballerina sexy Così vivo a Vienna»

La Miroslawa: «Sono segnata dall’omicidio ma vado avanti I tempi dello Shilling’s sono lontani. Oggi vendo vini veneti»

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Addio alla bella e provocante ballerina dello Shilling’s Club. Dopo la fuga e il lungo periodo in carcere Katharina Miroslawa, oggi 51enne, - condannata per l'omicidio del suo amante, l'industriale parmigiano Carlo Mazza - ha voltato pagina. Uscita dalla sezione femminile della Giudecca di Venezia, ha preso casa a Vienna e lavora come rappresentante di vini veronesi. Non odia l'Italia. Anzi, l'insieme di quella tragica esperienza e la prigione hanno risvegliato in lei un'esigenza interiore di fare i conti giorno per giorno con quanto accaduto e una giustizia che, continua a dire, l'ha condannata seppure innocente.

È il ritratto di una donna matura con un passato pesante alle spalle e un presente denso, quello che emerge anche dall'ultima intervista della Miroslawa, apparsa su “Il Giornale”, come anticipazione del suo libro: “Peccato” scritto con Rody Mitti (Vannini Editore). Già alla sua uscita dalla Giudecca aveva espresso la volontà di non vivere nel rancore o nel pentimento, ma di guardare al futuro con uno spirito diverso.

Certo quello che accade la notte dell'8 febbraio 1986 per lei resterà indelebile: due colpi di pistola alla testa del suo amante, Mazza, nell'Alfa Romeo parcheggiata. Dopo una tormentata e celebre vicenda giudiziaria che tra colpi di scena continui ha portato alla sua condanna a 21 anni e a 24 per l'ex marito Witold Kielbasinski, e dopo aver scontato 13 anni in carcere e due di semilibertà, oggi Katharina è impegnata a promuovere il suo libro nel quale ricostruisce nel suo insieme la sua vita fino ad oggi.

Dei giorni in cui frequentava con Mazza lo Shilling's di via Cantelli, a Modena (il leggendario night oggi chiuso) ricorda: «Avevo solo 23 anni e avevo accettato quel lavoro nel night cercando un modo veloce per farmi strada. A un certo punto ho commesso l'errore: mi sono innamorata di un uomo più grande di me. Peccando di adulterio. Ma non è un reato di omicidio, non un peccato. Accusata di aver organizzato l'omicidio per incassare i soldi dell'assicurazione. Per 30 anni è stato un incubo continuo. A un certo punto sono scappata, certo: ma scappavo dall'ingiustizia».

Tredici anni di carcere sono lunghi ma la Miroslawa racconta che possono trascorrere, se si pensa momento per momento a cosa avviene mantenendo una forte speranza. Speranza che lei ha irrobustito studiando teologia: «Mi ha insegnato a pensare in modo più profondo - spiega oggi - quegli studi di teologia a Venezia sono serviti a ricomporre in qualche modo i pezzi di una vita distrutta». Katharina spiega che «la maiala di allora non c'è più», riferendosi a se stessa in modo ironico, anche se le foto della “maiala” ricompaiono ogni volta che si parla di lei. Ma lei va avanti: «Con dolore e con fatica, comunque bisogna accettare tutto. È il primo passo per vivere la vita. Dopo tutto in gioventù ho sbagliato: ho incontrato l'uomo sbagliato nel momento sbagliato. Se non mi fossi fatta l'amante, mio marito non avrebbe sparato». Ma oggi suo marito è uscito di scena con il suo carico di colpa e condanne. Resta il figlio dei due, unico legame, che vive ad Amburgo. L'Italia ormai è sullo sfondo della sua vita, ma il legame è forte.

E l’Italia? «Ho ancora un legame forte. È un paese meraviglioso con molti problemi, anche se i suoi abitanti tendono a ingigantirli. Per quanto mi riguarda, mi lega un rapporto di odio e di amore. Quello che mi ha tolto mi sta restituendo».

Carlo Gregori

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