Gazzetta di Modena

Modena

Minacce a Manattini «Paga o sei morto» Choc a Frassinoro

Minacce a Manattini «Paga o sei morto» Choc a Frassinoro

Mafia a Roma. Nel mirino perché doveva soldi a un arrestato Ex funzionario Bnl, fu condannato nel 1988 per truffa e furto

2 MINUTI DI LETTURA





FRASSINORO. A Frassinoro, dov’è nato e ha vissuto, nessuno lo ha dimenticato, benché da molto tempo risieda a Roma con la compagna russa e i due figli. Lui, Riccardo Manattini, 61 anni, è stato minacciato di morte da quel Matteo Calvio, detto “lo spaccapollici”, rientrato a pieno titolo nell’inchiesta su mafia e tangenti a Roma. La notizia ha destato scalpore a Frassinoro, un paese sotto choc. Nel passato di Manattini ci sono anche guai giudiziari per truffa e furto. Fu lui nel 1988 ad essere condannato a tre anni e 7 mesi per avere sottratto denaro ai clienti della sede modenese della Banca Nazionale del Lavoro per la quale lavorava, una somma che all’epoca ammontava a qualche miliardo di vecchie lire. Manattini è entrato nelle intercettazioni che hanno permesso ai carabinieri del Ros e alla Procura di ricostruire il sistema di mafia e corruzione che finora ha portato in carcere 37 persone a Roma. Vi è entrato per un debito di 180mila euro che aveva nei confronti della famiglia di uno degli indagati. Giovanni Lacopo, che doveva riscuotere il credito, aveva chiesto aiuto al figlio Roberto per “convincere” il modenese a pagare. A maggio 2013 Manattini telefona a Roberto Lacopo dicendogli di essere stato picchiato; secondo la ricostruzione degli inquirenti, il debito era estraneo agli interessi del sodalizio mafioso di Carminati, la cui forza intimidatrice era però stata usata nei confronti di Manattini per ottenere il pagamento. Nel novembre 2013, Manattini implora l’aiuto di Roberto Lacopo per evitare il protrarsi delle pesanti minacce che stava subendo da parte del padre di Lacopo e di Matteo Calvio. Ma le minacce proseguono, tanto che a dicembre dell’anno scorso in una telefonata Calvio dice: «Allora il dieci me paghi te...il dieci mattina...nun sgarrà che vengo a casa e t’ammazzo il dieci matina». E ancora: «Nu...non capisci bene...io te taglio la gola il dieci matina...portami i soldi sennò t’ammazzo a te e tutti i tuoi figli». Manattini poi, sempre stando alla ricostruzione degli inquirenti su cui si è fondata l’ordinanza del Gip che ha disposto la custodia cautelare, Manattini si era rivolto a un personaggio noto come “’o Curto di Montespaccato” (risultato essere Franco Gambacurta) per ricevere protezione, ma questi, consapevole della forza del sodalizio dal quale provenivano le minacce, gli aveva consigliato di restituire la somma. Il gesto aveva indisposto il capo del sodalizio, Massimo Carminati, che ha manifestato il proposito di ucciderlo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google