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«Vi racconto i funerali missini di Dino Ferrari»

«Vi racconto i funerali missini di Dino Ferrari»

Pietro Cerullo, storico esponente Msi: il figlio di Enzo volle essere sepolto in camicia nera

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Dino Ferrari, primogenito del Commendatore Enzo, capostipite del "Cavallino rampante", morto prematuramente nel 1956, volle essere sepolto in camicia nera e con gli onori dei giovani missini. Una storia dimenticata, ma riscoperta da Pietro Cerullo, esponente emiliano della "Giovane Italia" a cavallo tra gli anni 50/60 e storico del Msi-Dn e pubblicata dal giornale on-line “destra.it”, in un articolo dal titolo “Il funerale fascista di Dino Ferrari in camicia nera”.

«Correva l'anno 1956, studiavo al Liceo Classico Statale “A. Muratori” di Modena e ricoprivo la carica di Segretario Provinciale Giovanile del Msi. Il 30 giugno si ebbe notizia della morte di Dino Ferrari, primogenito del Commendatore, da tempo malato di distrofia muscolare. Brillante ingegnere, era coinvolto nel progetto per la realizzazione del nuovo motore a 6 cilindri a V di 1500 cm3, che debutterà dieci mesi dopo con il nome “Dino”. Fui chiamato al telefono dalla segreteria della “Ferrari” ed invitato ad un incontro nella sede di Maranello», ricorda Cerullo. «Appena giunto fui introdotto alla presenza del mitico Enzo Ferrari, mi disse subito che adempiva un desiderio del figlio Dino. Dino, mi disse, avrebbe voluto da anni iscriversi al Msi; vi aveva rinunciato per riguardo all'Azienda, date le circostanze di luogo e di clima politico. Vicino a morire, però - scrive Cerullo - aveva chiesto al padre d'essere sepolto con indosso la camicia nera e di avere al funerale il labaro del Raggruppamento Giovanile missino. Pienamente consapevole dei probabili inconvenienti conseguenti, intendeva onorare la volontà del figlio. Così, il Labaro del Msi di Modena, intitolato alla Dalmazia e all'Istria, scortato da me e da altri numerosi giovani militanti, accompagnò il feretro di Dino Ferrari. Senza, in verità, un segno nè una voce di dissenso, in una terra di comunisti, che nell'occasione seppero tacere e rispettare, non certo per noi, ma per il grande vecchio!».

Nell'articolo pubblicato su destra.it, l'autore ricorda poi, come Enzo Ferrari finanziasse costantemente le iniziative della sinistra, come le Feste dell'Unità, ma allo stesso tempo volle ospitare a cena in casa sua Giorgio Almirante e De Marzio.

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