Fondazione fotografia: ecco quanto ci costa
Un milione l’anno per la struttura e tre spesi per acquistare 1200 opere Ci lavorano dieci giovani. Dal 2013 sono stati 53mila i visitatori alle mostre
Fondazione Fotografia è ormai da sette anni una delle principali istituzioni culturali della città ed è nota in Italia e in Europa. L'ente che l'ha voluta, la Fondazione Cassa di risparmio di Modena, ha deciso ieri per la prima volta di presentarne pubblicamente l'attività. Ci sono molte luci e qualche ombra su questo istituto che in tempi di crisi costa ogni anno un milione di euro, al quale ne vanno aggiunti un'altra manciata per acquistare fotografie per la collezione artistica della fondazione. Tra i pregi senz'altro quello di dare un lavoro in ambito culturale a una decina di giovani professionisti che a loro volta, insieme a illustri esperti, ne formano altri attraverso corsi a pagamento. Ecco i particolari forniti ieri al Foro Boario dal presidente Andrea Landi e dal direttore Filippo Maggia.
CONTI 2013-14. I ricavi in questo bilancio sono pari a 1 milione 89mila euro, di cui 355mila di entrate e 714mila di elargizione dell'ente Cassa, mentre i ricavi arrivano a 8500 euro viste le spese. Sono 452mila per il personale, 252mila per le mostre, 183mila per la didattica, 131mila di spese generali tra cui la riqualificazione del Foro Boario nuova “casa” di Fondazione Foto vista l'indisponibilità per restauro del S. Agostino. In totale, appunto, l'ente è costato un milione e 81mila euro. «Facciamo la rendicontazione per la prima volta - spiega il presidente Landi - e non va dimenticato che abbiamo anche ereditato il Fotomuseo Panini. Fotografia ha anche entrate proprie e se il personale è voce importante è vero che formiamo operatori el settore. Mentre i costi delle mostre sono ad esempio contenuti e organizziamo mostre complete».
PERSONALE. Sono 13 persone di cui una decina i dipendenti: per quest'ultima si spendono 380mila euro oltre a 72mila per gli esterni. Quasi tutti giovani entusiasti: Chiara Dall'Olio e Claudia Fini (ufficio mostre), Mara Luisa Mariani (allestimenti), Alice Bergomi e Daniele Ferrero (didattica), Leonid Izvestnov (bookshop), Annalisa Bondioli e Roberta Russo (conservazione).
VISITATORI. Da settembre 2013 a oggi sono 53mila con punte di 15mila per le mostre di Chappell e i fotografi modenesi. Non troppi, tenuto conto degli investimenti. A questi numeri si aggiungono il corso master con 20 allievi e 37 docenti e workshop didattici a pagamento.
NUOVO COMITATO SCIENTIFICO. «Abbiamo scelto - spiega Maggia - 4 grossi esperti stranieri perché in Italia non c'è nessun esperto con questa capacità di relazione». Si tratta di Michico Kasahara del Met Museum di Tokyo, Sandra Phillips del Moma di S.Francisco, Olivier Richon del Royal College di Londra (l'antica istituzione inizia a collaborare con Modena) e Bas Vroege, docente olandese.
IL COMUNE. Dal 2012 anche l'ente pubblico è parte minoritaria della fondazione: non mette finanziamenti, ha due consiglieri in Cda che non si esprimono sul tema e non decide sulla programmazione e gli acquisti. Spiega il caposettore cultura Giulia Severi, ieri presente a nome dell'amministrazione: «È una istituzione importante perché a Modena la tradizione fotografica, che dunque prosegue, è centrale».
COLLEZIONE. È il punto dolente. Finora si sono spesi quasi 3 milioni per circa 1200 opere. Maggia: «Acquistiamo dalle gallerie di riferimento degli artisti che in qualche caso ci rimandano a questi ultimi, abbiamo anche comprato un Avedon un'asta». Da luglio una larga parte della collezione sarà in mostra al Foro Boario, ma prima toccherà a una rassegna su Hiroshi Sugimoto.
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