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Carenze igieniche, allerta biomedicale

di Francesco Dondi
Carenze igieniche, allerta biomedicale

I Nas evidenziano potenziali problemi per la salute. Prefettura e ministero accendono i riflettori: nasce una task-force

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MIRANDOLA. C’è un potenziale rischio salute per quei milioni di pazienti che quotidianamente sono costretti a fare ricorso ai dispositivi medici realizzati nel distretto biomedicale della Bassa. Finora non sono arrivate segnalazioni e quindi non si parla di allarme, ma la prefettura e il ministero della Salute hanno comunque deciso di accendere i riflettori su tutta la filiera che porta all’assemblamento dei prodotti, siano essi semplici siringhe, carrozzine per il trasporto disabili o macchinari salvavita come possono essere i prodotti per la dialisi.

«Si rende necessario - scrive la prefettura - sviluppare un’azione sinergica che porti ad assicurare il pieno rispetto dei profili di cautela profilattica, nelle fasi delle lavorazioni, e dei protocolli di sicurezza previsti dalle normative di settore, per scongiurare il rischio di immettere sul mercato dispositivi medico chirurgici non rispondenti alle stringenti caratteristiche di salvaguardia della sterilità e della affidabilità. Si è quindi convenuto di effettuare una preliminare mappatura delle imprese che sono impegnate nella produzione degli strumenti, accertando, altresì, l’esatta articolazione della filiera e poi, in tempi ristretti, eseguire controlli congiunti, con la partecipazione anche di funzionari ispettivi del ministero della Salute».

Lo stato di allerta prende le mossa dagli ultimi controlli effettuati dai Nas in alcune aziende della Bassa che “hanno fatto emergere, in alcuni stabilimenti, carenze igieniche e mancato rispetto delle norme di sicurezza nel ciclo produttivo”.

Quale sia il rischio di tali carenze igieniche lo dovranno accertare proprio i controlli di carabinieri, polizia, direzione territoriale del Lavoro ed esperti. Perché, e qui inizia il complesso ragionamento legislativo, l’unico responsabile del malfunzionamento del dispositivo è l’assemblatore finale, ma è altrettanto vero che i problemi igienici potrebbero concentrarsi sulla miriade di fornitori che grivitano intorno alla casa madre. Semplificando, se una siringa è infetta la colpa è di chi la mette in commercio e non di chi produce l’ago o di chi ne realizza lo stantuffo. Ed è invece intorno a queste realtà che l’attenzione degli investigatori sarà massima con l’obiettivo di stroncare sul nascere eventuali forniture garantire (con un utile economico maggiore) da imprese irregolari o non interessate al rispetto vincolante delle norme igieniche e di sicurezza.

C’è infine un altro fronte su cui è fissata la lente di ingrandimento del gruppo di lavoro: gli enti terzi che certificano i lavori e le produzioni. Sono veramente super-partes oppure, così come nel mondo delle subforniture, il “dio denaro” può garantire autorizzazioni e premialità inattese nonostante un potenziale rischio salute?

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