Ferrari studia residenza fiscale all’estero
Un dossier, citato da Bloomberg, ipotizza il trasferimento: pagherebbe meno tasse, ma la produzione restera a Maranello
Al momento si tratta solo di un’ipotesi. Da Fiat Chrlysler non confermano, né smentiscono, i sindacati all’ombra della Ghirlandina sono ignari. Ma intanto la voce corre: la Ferrari sembra stia valutando la possibilità di trasferire il proprio domicilio fiscale all’estero. Motivazione? Pagare meno tasse. D’altronde, si tratterebbe di seguire le orme della casa madre, la FCA di Sergio Marchionne, che nel suo nuovo corso ha deciso di “farsi in quattro”: sede legale in Olanda, quotazione a New York e base fiscale a Londra, anche se le origini rimangono sabaude.
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A riferirlo sono le agenzie di tutto il mondo, che riportano quanto riferito da Bloomberg citando un dossier che tuttavia sembra tranquillizzare su altri fronti. Secondo il dossier, infatti, lo spostamento della residenza fiscale al di fuori dell’Italia (nessun riferimento per il momento al Paese) non coinvolgerebbe le attività operative e produttive a Maranello, dove la Casa del Cavallino Rampante ha la sua sede storica. Le decisioni in merito saranno comunque prese nei prossimi mesi. Ma da Fiat Chrysler nessun commento ufficiale. Si tratterebbe, qualora fosse confermato il trasferimento, di un’altra importante novità per la Rossa Ferrari di Maranello, che con il passaggio di testimone da Luca di Montezemolo a Sergio Marchionne ha così iniziato il suo nuovo corso, che passa per la volontà di procedere allo scorporo di Ferrari da Fca in vista della quotazione in Borsa, con tanto di maxi-dividendo, pari a 2,25 miliardi di euro, da pagare a favore della FCA.
Duro il commento di Giorgio Airaudo (ex Fiom), responsabile nazionale lavoro di Sel, che afferma: «Dopo FCA anche un altro pezzo della nostra storia automobilistica, questa volta più pregiato e blasonato, pensa di trasferire la sede fiscale. Marchionne, appena arrivato alla guida del Cavallino, pensa subito a non pagare le tasse. Un bel paradosso che andrebbe risolto anche in sede Ue».
Anche da Modena le preoccupazioni non mancano. «Se le indiscrezioni dovessero essere confermate – afferma Cesare Pizzolla, segretario provinciale della Fiom/Cgil di Modena – non farebbero che confermare le preoccupazioni che la Fiom ha già avanzato dopo le operazioni che hanno interessato la Ferrari degli ultimi mesi: dal passaggio da Montezemolo a Marchionne, allo spin off, per finire con il pagamento dei debiti Fca da parte del Cavallino. Questo non fa che confermare l'omologazione tra le condizioni di Ferrari nel gruppo Fiat Chrlysler. Di fronte a questo scenario chiediamo alle istituzioni, non solo governative, ma soprattutto locali di dire cosa pensano di un'azienda che fa profitti in Italia, ma paga le tasse altrove».
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