Nuovo o ristrutturato? Il Sigonio si divide in due
Dilemma per studenti e professori sulle alternative proposte per la nuova sede La preside: «Il cuore dice via Saragozza, la ragione all’ipotesi nuovo edificio»
Una decisione a sorpresa. Ieri non è stato un giorno come gli altri al Sigonio. Il possibile ritorno in via Saragozza, proposto martedì sera dal sindaco, ha innescato un ampio dibattito. Di colpo, una delle due alternative per la "nuova sede" è tornata ad essere lo storico edificio in cui si sono formati, tra gli altri, Luciano Pavarotti e Francesco Guccini.
SENTIMENTO E SCETTICISMO «Tornare in via Saragozza sarebbe positivo - ha detto Anna Fiumara - anche se non mi toccherà in prima persona: spero di uscire quest'anno». «Con i trasporti sarà più difficile - ha raccontato Giovanna - speriamo sia meglio di questa per le infiltrazioni, il soffitto e i passaggi del treno». Per Ilaria Mattioli, componente del Consiglio, sarà «una scelta molto dura: sono idee entrambe valide». Tante le critiche. «Qualche giorno prima del sisma - ha detto Fulvia - mio padre era stato a scuola in via Saragozza e ha detto che rischiava di crollare tutto». «Devono rifare tutto - ha ricordato Sara - nel miglior modo. Se c'è una scossa si puòrischiare il morto».
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I PRO E I CONTRO Se dovesse scegliere da studentessa, Roberta Pinelli non avrebbe dubbi. «Mi sono diplomata nel 1970 in via Saragozza - ha raccontato - quando sono rientrata c'era ancora la mia lavagnetta. Ai ragazzi è sempre piaciuta quella sede». Solo che adesso lei è il dirigente scolastico e la sua scelta non può essere semplice. «Il progetto dell'edificio nuovo è stato rivisto da un punto di vista economico - ha spiegato la preside - la ristrutturazione sarebbe affidata all'architetto Cadignani, che ha già seguito i lavori. Ci sono i vincoli della Soprintendenza. La nuova scuola sarebbe costruita secondo le nostre indicazioni. Ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro». All'incontro c'erano anche gli assessori Gabriele Giacobazzi (ai Lavori pubblici) e Gianpietro Cavazza (alla Scuola). «Ci hanno dato tempi brevi - ha ripreso Pinelli - istituiremo momenti per raccogliere le sensazioni, poi deciderà il Consiglio d'istituto subito dopo le feste. Le famiglie sono consapevoli che la decisione non riguarderà i propri figli, se non forse quelli del primo anno. Il tema ora riguarda più gli insegnanti».
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STUDENTI AL CENTRO «Una condivisione democratica». Mario Agati, docente di Lettere e vicepreside, ha rilanciato il confronto prima della decisione. Per lui «l'idea di tornare in centro è abbastanza bella da un punto vista estetico e permetterebbe il recupero di quell'area». «Avrebbe il sapore della restituzione - ha ribadito Anna Gibellini, componente del Consiglio e professoressa di matematica e fisica - e si riempirebbe il centro. La sicurezza? L'ala nuova ha avuto pochi danni dal terremoto. Il giorno del sisma ero al terzo piano e non mi ha sfiorato la paura». Più dubbiosi altri insegnanti. «Ci sono spazi chiusi da decine d'anni - ha spiegato Giovanna Strazzeri, docente d'Inglese - sarà una decisione difficile». «Tornare in via Saragozza è una possibilità - ha aggiunto Franca Loprete, docente di Scienze naturali - con spazi anche del San Paolo. Deciderà il Consiglio». Per l'ex assessore all'Istruzione Adriana Querzè, sorpresa dalla proposta di Muzzarelli, l'alternativa «va esaminata in base allo spazio: non ci sono mai andate mille persone in via Saragozza. È importante che non si decida in base a una suggestione, ma a un confronto sugli elementi concreti dei due progetti». La decisione riguarderà anche i collaboratori scolastici. «Meglio una scuola nuova», ha detto Gaetano De Mariano. «Non è una scelta indifferente - ha concluso Antonella Lonz - serve fare il meglio per gli studenti». Gabriele Farina
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