Gazzetta di Modena

Modena

Addio a Lucio Riva: «Salviamo le sue opere»

di Michele Fuoco
Addio a Lucio Riva: «Salviamo le sue opere»

L’ultimo commosso saluto degli amici all’artista scomparso a 86 anni. L’appello alle istituzioni

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Che la sua opera non vada dispersa! È l'unanime desiderio delle tante persone, (artisti, amici, collezionisti, critici e uomini di cultura) che ieri non hanno voluto mancare per l'ultimo saluto a Lucio Riva nelle camere ardenti del Policlinico. I suoi deliziosi oggetti non possono essere venduti singolarmente, ma devono costituire un nucleo unico, indivisibile, da conservare in una istituzione pubblica: la Galleria Civica che già dispone di sue opere, o meglio ancora la Biblioteca Poletti dove, due anni fa, l'artista ha tenuto l'ultima mostra personale fatta di tuccuini e di piccoli e fantasiosi scrigni di frammenti di oggetti diversi che si fanno racconto di un'anima, di un'arte intesa come dono e ricerca. «Se necessario - dicono lo storico Rolando Bussi e Enrico De Micheli, già primario all'Ospedale di Baggiavara, che a Borgotaro, dove ora vive, ha una saletta con i lavori di Riva - si farà un'apposita petizione». Modesto, gentile, cortese e disponibile sono le parole ricorrenti per caratterizzare la sua figura straodinaria che il direttore della Galleria Civica Marco Pierini ha messo in luce, con commozione, ricordando «la genosità, i gesti, le parole che agiscono in noi come lievito; il tratto felice del suo segno che ci consente di parlare con lui; la casa che è un campionario inesauribile di oggetti "esclamanti", più di ciò che si vede; la sua esistenza che avvince come una fiaba...». Anche il suo "testamento" di gennaio 2008, letto dall'amico Andrea Colombini, offre una dimensione esistenziale che incanta: «Al funerale cinque o otto persone al massimo, niente santini, fotografie o articoli su giornali, essere avvolto da un lenzuolo, le ceneri sparse al vento, poi tutti gli amici a cena e una partita a poker». Di «vita speciale, con aspetti romantici, vissuta con slancio nella dimensione che egli voleva (visse d'arte e anche d'amore)» parla Michelina Borsari, direttrice di FestivaFilosofia, mentre Alberto Morsiani, direttore del Circuito Cinema, evidenzia la sua grande cultura e sensibilità, con interessi particolari anche per il cinema. Esalta, l'artista Silvia Guberti, «la sua grande creatività che a Modena è rimasta molto paralizzata». E «alto il suo insegnamento - dice Nicoletta Moncalieri - anche per me che lavoro con le carte».

«Forte la simpatia che esprimeva Lucio nel parlare» rievocano sia il fotografo Mauro Terzi che Enrico Manelli che, alla fine degli anni Sessanta, frequentava la sua casa, allora in piazza Matteotti. Ricorda, invece, l'editore Mauro Bini, la mostra che, nel 1960 Riva tenne al Circolo Formiggini.

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