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L'INDAGINE

Celiachia, dura la vita in un mondo senza glutine

di Alessandra P. De Luca
Celiachia, dura la vita in un mondo senza glutine

A livello nazionale è malato uno su cento e la percentuale è destinata a crescere Solo la dieta è la vera terapia. In provincia nel 2013 diagnosticati 2467 casi

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Nell’immaginario comune gli alimenti per celiaci fanno lo stesso effetto degli hamburger di soia: cibo di cartone. Eppure, come si può rimanere stupiti di fronte alle pagine di un libro di cucina vegana, anche per quanto riguarda la celiachia ci troviamo davanti a un universo sconosciuto.

Ma andiamo con ordine, e cominciamo dalla diagnosi. «Non è facile dare una definizione precisa della celiachia - afferma la professoressa Erica Villa, direttore del dipartimento di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva del Policlinico di Modena - il glutine si presenta all’organismo come una proteina che scatena una serie di alterazioni nel momento in cui viene assorbita, provocando una reazione immunitaria che porta all'appiattimento della mucosa intestinale».

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LA MALATTIA

Si tratta insomma di una malattia autoimmune a base infiammatoria indotta dal glutine, sulla base della sensibilità genetica della persona a questa proteina. «Non è un'intolleranza: - precisa la professoressa Villa, sfatando un mito molto diffuso - c'è una base molto più profonda: l'intolleranza è una reazione di tipo aspecifico che si scatena determinando la liberazione di sostanze vasoattive, le conseguenze sono blande. Per quanto riguarda la celiachia le conseguenze e i rischi per il celiaco non trattato sono molto gravi, a partire da disturbi della crescita, anemia, diarrea fino al possibile sviluppo di tumori dell'intestino».

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Più simile a un’allergia che a un'intolleranza, insomma, anche se gli anticorpi che si attivano nel celiaco non sono quelli specifici della reazione allergica. «Per ora - continua la professoressa Villa - non esiste uno screening di popolazione, ma gli indizi per individuare il celiaco sono diversi: mancata o scarsa crescita, anemia, alcuni segni fisici come i capelli sottili che si spezzano facilmente, smalto dei denti non uniforme e con alterazioni di superficie. Oltre al mancato assorbimento del ferro, la celiachia provoca la carenza di altri elementi nutrienti come le vitamine, liposolubili e non, o i minerali: il celiaco diventa fondamentalmente un malnutrito».

I SINTOMI

Diversa la sintomatologia negli uomini e nelle donne: nel secondo caso la celiachia si manifesta prevalentemente in età puberale, con una notevole difficoltà a mantenere normali livelli di ferro a causa dell'inizio del ciclo mestruale. «Ci sono anche casi di sintomatologia più modesta: - continua la professoressa Villa - spesso il celiaco è banalmente una persona magrolina rispetto alla media familiare, ma anche questa è una spia».

Come si diagnostica? Determinazione nel sangue di anticorpi anti-transglutaminasi; in caso di positività, si completa la diagnosi con la valutazione endoscopica atta a verificare l'entità dell'atrofia intestinale. «Il difetto può regredire completamente con una dieta priva di glutine: è importante che il paziente comprenda questo, talvolta un solo pasto col glutine può rovinare una settimana di dieta, e man mano diventa sempre più difficile riportare la mucosa intestinale a una situazione normale», conclude la professoressa Villa.

TERAPIE

Per ora solo la dieta priva di glutine. «Ci sono alcune terapie ancora in fase di sperimentazione che si basano sulla somministrazione di enzimi che degradano le componenti del glutine, come se lo digerissero al posto della persona, ma sono ancora in fase sperimentale», risponde la professoressa Villa. A disposizione dei celiaci, comunque, il Policlinico di Modena prevede un ambulatorio dedicato, tutte le settimane, e condotto dalla dottoressa Valentina Boarino.

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QUALCHE DATO

Si ritiene che la prevalenza della celiachia nella popolazione adulta a livello nazionale sia circa dell'1 per cento: dati che stanno portando il ministero a considerare la celiachia una patologia cronica e non più rara. Nell'Unione Europea una malattia è infatti considerata rara con un'incidenza pari allo 0,05 per cento della popolazione. «Stiamo assistendo a un cambio di strategia ministeriale - commenta la Villa - anche per quanto riguarda i buoni per gli alimenti gratuiti: ormai si trova tutto quello che serve anche al supermercato, con discreta facilità». Su Modena e provincia, i casi diagnosticati nell'anno 2013 sono 2467, dati della Regione Emilia Romagna.

L’ASSOCIAZIONE

Fondamentale in questo quadro è il ruolo svolto da Aic, l'Associazione Italiana Celiaci. Con una sede in ogni città e divisa per sezioni regionali, Aic garantisce tutte le informazioni necessarie per il celiaco: dal prontuario degli alimenti al registro dei prodotti dietetici, dalla lista dei negozi convenzionati all'elenco dei farmaci che il celiaco può assumere. Non di rado infatti i farmaci possono contenere derivati del glutine. Aic organizza anche eventi legati al mondo della celiachia e offre consulenze con psicologi e dietisti. Non ultimi progetti come “Scuole in fuga dal glutine” e “Alimentazione fuori casa”: entrambi organizzati da Aic Emilia Romagna, con l'obiettivo di informare le scuole primarie e secondarie sul mondo della celiachia e creare un network di esercizi che offrano alimenti per celiaci. La dieta può infatti rappresentare un disagio per chi è spesso fuori casa. Davide Trombetta, presidente di Aic Emilia Romagna e lui stesso paziente celiaco, ci dedica qualche minuto per illustrare i prossimi progetti: «Siamo in procinto di presentare in Regione il progetto “Scuola Alberghiera”, che prevede un corso dedicato agli studenti dell'istituto alberghiero per gli alimenti senza glutine: la durata sarà di circa 20 ore», risponde il presidente Trombetta. Quando? Durante la giornata europea dedicata alla celiachia, dal 16 al 23 maggio 2015.

IL FUTURO

Ogni regione dedicherà a quest'occasione di sensibilizzazione un progetto: gli ambiti sono i più svariati, dal teatro alla musica. L'Emilia Romagna sceglie la cucina. Prossimi obiettivi? «L'unica priorità che sottolineo - risponde Trombetta - è il mantenimento dei diritti che abbiamo raggiunto. Mi riferisco in particolare alla legge 123/2005, all'obbligo per le mense pubbliche di fornire pasti senza glutine, alle esenzioni per gli esami di controllo, ai prodotti sostitutivi: le politiche economiche in tempi di crisi non devono influire su tutto questo».

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