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Cern, studenti modenesi al lavoro

Cern, studenti modenesi al lavoro

Andranno a Ginevra per applicare i ritrovati della ricerca ai dispositivi per disabili

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Si è partiti da un tavolo interattivo per aiutare nell'apprendimento i bambini autistici e tra un mese potrebbero esserci novità anche sulla misurazione del “bioritmo di un edificio” (idea proposta da Manutencoop) e sui dispositivi per aiutare le persone con disabilità visive. Sono alcuni dei progetti di ricerca lanciati da imprese e associazioni no profit, per i quali il Cern di Ginevra ha messo a disposizione la propria tecnologia collaborando con la nostra università.

Due giorni fa in Svizzera il nostro ateneo si è accreditato come partner del centro di ricerca, definendo gli accordi di partecipazione degli studenti dei dipartimenti di Ingegneria e Fisica. Si tratta del cosiddetto Cbi (Challenge Based Innovation), una sorta di accelleratore di idee che verifica l'impatto della ricerca nella vita quotidiana. In tutto saranno sei gli studenti modenesi e reggiani, unici italiani, a essere coinvolti nel progetto e a lavorare gomito a gomito con i colleghi di altre nazioni, presentando i prototipi realizzati ai vertici del Cern.

Eugenio Dragoni, direttore del dipartimento di Scienze e Metodi dell'Ingegneria, è soddisfatto. «Oltre alle conoscenze e tecnologie sviluppate per la fisica delle particelle - spiega - il Cern mette a disposizione degli studenti la nuova struttura denominata Ideasquare, per favorire la gestione dei progetti di gruppo in un ambiente giovane, creativo e genuinamente internazionale».

«È una grande opportunità poter lavorare con docenti di diverse discipline e con i ricercatori del Cern - dice Matteo Vignoli, ricercatore nel nostro ateneo e promotore dell’accordo realizzato a Ginevra - È uno dei più interessanti programmi di educazione all'innovazione per connettere le tecnologie sviluppate nei laboratori di ricerca più autorevoli del mondo con i bisogni delle persone. È un vero e proprio cambio di metodologie».

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