"Medicina paralizzata", il preside Nichelli sbatte la porta: mi dimetto
All'origine della decisioni le profonde divisioni interne che di fatto paralizano la facoltà e la sua programmazione. A cominciare dal regolamento che non è ancora stato approvato.
Colpo di scena nella facoltà di Medicina dell'Università di Modena. Nel pomeriggio con una lettera resa nota pubblicamente il preside Paolo Nichelli ha annunciato di aver rassegnato le dimissioni, lasciando la facoltà senza guida.
"Nel nuovo assetto degli Atenei determinato dalla riforma Gelmini, due sono i compiti principali che sono affidati alle Facoltà o Scuole di Medicina: il coordinamento delle attività didattiche e il rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale. - scrive Nichelli - Le divisioni all’interno della Facoltà vengono da lontano e riguardano entrambi questi compiti. L’applicazione modenese della Legge 240/2010, con la nascita di Dipartimenti che non hanno giustificazioni funzionali, non ha fatto altro che acuirle".
E prosegue "Da un anno e mezzo la Facoltà attende un regolamento che ne definisca compiti e prerogative: si tratta con ogni evidenza di un problema politico la cui definizione è bloccata da chi ritiene che l’unica sede per decidere tutto debbano essere i Dipartimenti. Da un anno i dipartimenti si confrontano sul “piano straordinario associati”, in sostanza non riescono a trovare un accordo in merito alla direzione verso la quale orientare le poche risorse disponibili per premiare con un avanzamento di carriera i ricercatori più meritevoli nei settori che hanno le maggiori necessità didattiche. Tutto è bloccato perché due dipartimenti hanno proposto la stessa programmazione".
Non mancano precise accuse al rettore e al cda dell'Ateneo "In questa situazione di contrapposizione e di blocco decisionale, che non ha uguali in Italia, il Rettore e il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo hanno promosso la programmazione di uno solo dei quattro dipartimenti e ciò non ha fatto altro che acuire le tensioni, perché molti hanno fatto notare che le scelte effettuate non rispettavano le esigenze didattiche o le graduatorie di merito".
Nichelli ricorda come la facoltà atteno attenda da tempo una svolta e la possibilità di rilanciar con un piano di sviluppo basato sul merito scientifico, sulle necessità didattiche e su una valutazione attenta delle sinergie possibili con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena e con le altre aziende sanitarie che insistono nel territorio di riferimento del nostro Ateneo.
"Per affrontare la crisi della Facoltà di Medicina è necessario scegliere. Ci sono, sullo sfondo, le vicende della Cardiologia e dell’Oncologia che, al di là dalle decisioni della magistratura, hanno segnato un elemento di forte rottura nell’immagine che il Policlinico e la Facoltà di Medicina hanno per la popolazione del nostro territorio. Bisognerebbe “voltare pagina”, per dare il giusto valore all’impegno profuso nell’assistenza sanitaria dalla stragrande maggioranza dei docenti, dei ricercatori e dei dirigenti medici ospedalieri, che nulla hanno da spartire con i comportamenti che sono stati oggetto delle indagini della magistratura. Bisognerebbe riconoscere che le responsabilità dirigenziali in ambito sanitario, anche per i docenti, non discendono automaticamente dalle loro capacità di ricercatore o di docente, ma richiedono verifiche e conferme esterne.
La nostra Regione, anche per merito del compianto prof. Alessandro Liberati, ha mostrato di aver compreso, con il programma di Ricerca Regione-Università, l’importanza della ricerca universitaria per il Sistema Sanitario Nazionale. Non è un mistero che le ristrettezze dei bilanci non garantiscono la sopravvivenza di quattro Facoltà di Medicina in Emilia Romagna e che il futuro della nostra Scuola di Medicina dipende da una programmazione attenta che sappia “guardare avanti” e valorizzare i punti di eccellenza. Per perseguire quest’obiettivo è necessario “fare sistema”, stimolando tutte le possibili sinergie con il territorio e con le articolazioni locali del servizio sanitario nazionale. Il contrario di ciò che sta avvenendo. Spero che le mie dimissioni portino a una discussione seria e serena su questi punti e determinino quello “scatto decisionale” che è assolutamente necessario per superare questa crisi".
Il preside della Facolta' di Medicina di Unimore dice di volersi dimettere? Presenti le sue dimissioni al Consiglio di Facolta', cosi' da capire se sono reali o virtuali. È il 'consiglio' che il rettore dell'ateneo emiliano, Angelo Andrisano, rivolge a Paolo Frigio Nichelli, che oggi in una lettera pubblica ha annunciato di volersi dimettere dall'incarico. Appreso delle dimissioni, il rettore "ha rivolto l'invito al collega, secondo statuto, a presentare le medesime al Consiglio di Facolta'". Non solo: Andrisano assicura di aver espresso "apprezzamento su molti dei richiami che il professor Nichelli ha rivolto alla comunita' medica universitaria". A questo proposito, il rettore cita il proprio discorso del primo dicembre a Reggio Emilia in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno accademico. Tra gli altri aspetti, Andrisano aveva rimarcato sul "ruolo trainante per cui la sanita' universitaria si caratterizza nel contesto dei servizi assistenziali dei nostri territori".
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