Modena, operazione con incidente donna invalida per sempre
Rosalba Sisinni è stata operata nel marzo 2011 e altre tre volte in due mesi L’Ausl finora non ha risposto del danno nonostante la perizia del Tribunale
A quattro anni di distanza da quel maledetto intervento chirurgico Rosalba Sisinni è ancora nel suo letto di dolore, costretta a fare la pendolare tra Lagonegro dove vive assieme al marito Salvatore Papandrea a Modena, dove deve effettuare un’indispensabile operazione ogni quattro mesi all’ospedale di Baggiovara.
In questo ospedale infatti, nel reparto di Chirurgia, è avvenuto l’incidente operatorio che l’ha resa invalida per tutta la vita. La stessa equipe che l’ha avuta in cura sin dall’inizio, continua nelle terapie per ridurre, nei limiti del possibile, le conseguenze di un errore causato da un dichiarato “malfunzionamento” dell’apparecchio chirurgico usato per l’intervento all’esofago. Durante la “miotomia”, questo il nome dell’intervento, la “pinza di Sugarbaker” ha avuto un problema che ha scatenato una reazione a catena a spese dell’organo su cui si stava lavorando.
Questa la spiegazione ufficiale, registrata immediatamente nella cartella clinica della signora Sisinni, così com’è stata registrata dai sanitari il giorno stesso dell’incidente. Il guaio è che dopo quattro interventi, di cui due a tamburo battente dal marzo al maggio del 2011, otto mesi di ricoveri, più un altro intervento in una clinica specializzata milanese, la donna non si è più risollevata.
Non riesce più a mangiare alimenti solidi per le conseguenze di ciò che accadde in sala operatoria e che le ha distrutto un pezzo di esofago. Da allora è costretta a vivere con una riparazione, se così possiamo chiamarla, fatta prendendo a prestito un pezzo di colon che ha sostituito l’altra parte mancante. Problema: siccome non può funzionare come l’esofago originale, quel pezzo dell’apparato digerente tende a restringersi e necessita, al massimo ogni 120 giorni, di un nuovo intervento per riaprire le pareti che tenderebbero a rinchiudersi di nuovo.
In questi anni di calvario la donna, che ha da poco superato i sessant’anni, ha dovuto anche chiudere il negozio. Ogni volta riprende la strada di Modena, viene ospitata e accudita dai figli, e ritorna con l’animo distrutto a Baggiovara.
Oggi la sua vicenda è diventata un caso giudiziario. Ha chiesto, tramite gli avvocati Augusto Cortelloni e Giorgia Morselli, un risarcimento all’Ausl che però non dà risposta, evitando di rispondere della catena di problemi che hanno comunque portato all’invalidità la signora Sisinni. Il procedimento giudiziario è stato avviato, la perizia è stata completata e depositata, ma nonostante il giudizio del perito nominato dal Tribunale sia indiscutibile, l’Ausl di Modena continua nella sua politica del rinvio continuo. I contatti sono i legali? Ci sono stati ma non hanno portato a nulla.
«Abbiamo quantificato i danni subiti in circa 400 mila euro - dicono i due avvocati - ma sinora alla signora e alla sua famiglia che l’assiste notte e giorno non è stato versato nemmeno un euro come acconto. Quanto alla ditta che ha costruito il macchinario, la Medtronic di Milano, ha respinto al mittente la richiesta danni dichiarandosi non responsabile della causa che ha scatenato il disastro».
«Che cosa volete che vi dica? La mia vita non sarà più quella di prima - sospira la signora Sisinni - Devo sopravvivere mangiando cibi liquidi, pappette; di più nello stomaco non passa. Il piccolo passo in avanti rispetto ai mesi dopo la prima operazione è stato l’allungamento del periodo per l’intervento di allargamento meccanico dell’esofago. Ora si parla di mesi, prima ogni tre settimane; ogni volta anestesia totale e laparoscopia. Per fortuna che ho un marito e due figli splendidi che mi stanno sempre a fianco».
Saverio Cioce
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