Procura: Zincani in pensione, arriva la Musti
Dal primo gennaio l’avvicendamento. L’Anm: a Modena gravi carenze di organico
Dopo sei anni di attività a Modena, il procuratore capo Vito Zincani lascia la carica e si ritira in pensione. Dal primo di gennaio Zincani non sarà più in Procura che, con il Tribunale, sta intanto vivendo un difficile momento organizzativo per carenza di personale e mezzi, come spiegato ieri dal procuratore aggiunto Lucia Musti e dal giudice Alessandra Mirabelli per conto della sottosezione provinciale dell’Anm.
In attesa della nomina del nuovo procuratore capo da parte del Csm, facente funzione sarà la dottoressa Lucia Musti.
Proprio per protestare contro la riforma preparata dal Governo Renzi e dalle affermazioni governative che i magistrati ritengono offensive e fuorvianti per la loro attività, ieri mattina sono state sospese le udienze per mezz’ora. Il tempo necessario per un’assemblea indetta dall’Anm per annunciare la mobilitazione già prevista dall’Assemblea nazionale straordinaria del 9 novembre e spiegare che non si terranno scioperi dei magistrati, bensì iniziative per far conoscere lo stato in cui versano gli uffici giudiziari italiani e in particolare quelli modenesi. Per questo, sabato 17 gennaio il tribunale si aprirà alla cittadinanza con un programma che prevede anche processi simulati e spiegazioni dell’attività di magistrati i e dipendenti.
L’Anm modenese ha spiegato che la carenza di organico dei magistrati non è stata risolta: ne sono previsti 38 dal Ministero di Grazia e Giustizia, mentre ad oggi sono ancora 35 che si devono far carico di molto lavoro extra. La carenza di posti dell’amministrazione è del 23%, un tasso critico per lo stesso ministero. In Procura non se la passano meglio: manca il 9% dei dipendenti necessario e intanto si sono consolidate situazioni di incarico che non dovrebbero esistere, ha spiegato la Musti. «Oggi abbiamo un dirigente amministrativo che copre la funzione sia per la Procura che per il Tribunale. Si aggiungano ruoli di personale come all’Ufficio intercettazioni, affidato a un autista e a un membro della polizia giudiziaria. Inoltre il 66,7% del personale è tra i 51 e i 60 anni e non c’è ricambio con personale giovane, che quindi non viene formato». Ci sono pochissime richieste di trasferimento a Modena da parte dei funzionari in mobilità. Tutto questo, ha spiegato la Musti, «ha ricadute a catena su forze dell’ordine e polizia giudiziaria».
Carlo Gregori
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