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Le industrie del biomedicale: «Siamo puliti»

Le industrie del biomedicale: «Siamo puliti»

Bortoli: «Ben vengano i controlli, ma sicurezza e regole sono garantiti. Inutile fare allarmismo»

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MIRANDOLA. Gli industriali del biomedicale respingono le accuse sulle irregolarità e sulla assenza di controlli istituzionali nel settore biomedicale, specie a riguardo dell’ossido di etilene, notoriamente gas cancerogeno, teratogeno e mutageno.

«A nome delle aziende del settore Biomedicale di Confindustria Modena - afferma il capo sezione Alberto Bortoli - desidero esprimere tutta la nostra perplessità e preoccupazione per le notizie apparse in questi giorni sulla stampa locale».

Preoccupazione - spiega Bortoli - che «non deriva tanto dai controlli effettuati e dalle relative carenze e inadempienze riscontrate. Vorrei ribadirlo una volta per tutte: il rispetto delle regole viene prima di tutto e chi non le rispetta o le aggira deve essere perseguito il prima possibile. Pertanto ben vengano gli accertamenti di tutti gli organi competenti sulle aziende del comparto».

Quello che invece «noi stigmatizziamo, e che temiamo possa comportare riflessi pesantemente negativi, è la messa sotto accusa del tutto ingiustificata di un intero settore che rappresenta uno dei punti di forza dell'economia del territorio. Negli articoli di questi giorni si parla di carenze igieniche e mancato rispetto delle norme di sicurezza nel ciclo produttivo e si invocano più controlli sull'ossido di etilene, creando un allarmismo indiscriminato e del tutto fuori luogo. Credo sia molto importante non fare di tutta un’erba un fascio. Teniamo a ribadire che le nostre aziende hanno sempre agito e agiscono nel pieno rispetto delle norme».

Bortoli rassicura: «Hanno investito decine e decine di milioni negli impianti per la sterilizzazione e il degasaggio dei prodotti; effettuano quotidianamente i controlli richiesti dalla legislazione europea in merito all’impatto ambientale e alle esposizioni del personale; hanno stipulato rigidi contratti di subfornitura; hanno messo in atto tutte le norme in materia di qualità e sicurezza a garanzia della tutela di paziente e utilizzatori; hanno ottenuto le certificazioni internazionali, come l'americana Food and Drug Administration».

La conclusione è che «non debbano pagare ingiustamente per errori commessi da altri. Ne va della credibilità di un intero settore che è un fiore all'occhiello del manifatturiero italiano e che si contraddistingue per le sue capacità innovative».

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