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I colpevoli dell’omicidio del Po: sono tre studenti “mirandolesi”

di Francesco Dondi
I colpevoli dell’omicidio del Po: sono tre studenti “mirandolesi”

Alessio Magnani, Armando Esposito e Massimo Bottura hanno gettato nel fiume il corpo di un 48enne Il più giovane frequenta l’indirizzo professionale al Galilei, gli altri due erano stati sui banchi del Luosi

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MIRANDOLA. Erano inseparabili, sempre insieme, dal momento di prendere una corriera per raggiungere le scuole di Mirandola fino a notte inoltrata quando giungeva il momento di spegnere la console dei videogiochi e salutarsi in attesa del nuovo incontro all’alba. Alessio Magnani, 18 anni, residente a Poggio Rusco, Armando Esposito, 19enne di Magnacavallo e il coetaneo Massimo Bottura: ecco i tre giovani accusati di aver ammazzato e occultato il cadavere dello zio di Bottura, Fausto. Lo hanno fatto durante l’ennesima serata trascorsa nella “tana”, il loro rifugio serale dove giocare con la playstation o guardarsi un film.

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Una rimessa trasformata in bunker del divertimento che però allo zio Fausto non piaceva affatto e di cui si lamentava con costanza. E durante l’ennesimo litigio i tre - chi sia stato l’autore materiale è ancora da definire - lo aggrediscono, colpendolo probabilmente con una mazza da baseball (non ancora ritrovata) alla testa. Il 48enne resta a terra, i giovani invece tornano nella “tana”. È solo più tardi che si rendono conto dell’assassinio e mettono in pratica un piano diabolico e folle. Impacchettano il cadavere, lo caricano in un’auto - ora sotto sequestro e a disposizione dei Ris - e lo portano fino al Po, a 30 chilometri di distanza. Lì scendono da una ripida scaletta e lo gettano in acqua, confidando nel lavoro della corrente. Invece il corpo non si muove e pochi giorni dopo verrà ritrovato.

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Ma tra l’assassinio e il rinvenimento i tre non cambiano abitudini, anzi. Addirittura parlano di Fausto Bottura e della sua scomparsa con gli amici. Lo fa anche Magnani a scuola, così come Esposito e Bottura jr, il nipote, il primo fermato per l’omicidio, il primo ad ammettere e a collaborare. Massimo, dopo avere iniziato gli studi a Mirandola - dove ha frequentato l’istituto tecnico Luosi - li finisce a Suzzara, all’Arti e mestieri, dove nel giugno scorso riceve l’attestato quadriennale come operatore amministrativo. Da due anni ha la ragazza a Finale e ha effettuato uno stage nello studio di un commercialista.

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Anche Esposito passa nella scuola mirandolese, ma la sua è una convivenza complicata con i libri e abbandona rapidamente l’ambizioso progetto di diplomarsi nell’istituto ora diretto dal preside Giorgio Siena. Ma il loro legame con Mirandola resta piuttosto stretto e nella città dei Pico in tanti li conoscono anche soltanto per le frequentazioni serali di qualche locale. C’è poi Magnani, il più piccolo della compagnia, colui che fino a metà della settimana scorsa arrivava in città tutte le mattina per entrare al Galilei. È figlio di una persona piuttosto conosciuta in paese - il presidente della Pro Loco di Poggio Rusco - in passato ha avuto guai con la giustizia (lo accusarono di essere complice in una rapina, ma poi fu scagionato), non ha mai dimostrato una grande passione per lo studio, ma alla fine stava procedendo verso la meta finale. I compagni lo ricordano come un ragazzo fin troppo esuberante, con poche regole e molti atteggiamenti sopra le righe, ma nessuno avrebbe mai immaginato che il suo futuro sarà dentro ad un carcere per tanto, tanto tempo.

@francescodondi

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