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novi. LA TERRA TREMA ANCORA

Il farmacista che studia le scosse

Il farmacista che studia le scosse

Casari: «Anche prima di venerdì c’erano stati alcuni chiari segnali»

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NOVI. «I terremoti non si possono prevedere, questo è certo. Ma nei giorni precedenti al sisma si verificano segnali caratteristici che denotano una certa instabilità». Il farmacista Giovanni Casari, che da oltre 20 anni studia i terremoti grazie ai due sismografi, afferma di aver riscontrato gli stessi segnali anche nei giorni precedenti la scossa di 3.2 di venerdì mattina con epicentro tra Mortizzuolo e Confine.

«I miei strumenti registravano segnalazioni anomale, che aumentavano di intensità, già da diversi giorni - spiega - Talvolta l’instabilità è causata da forti temporali o brusche variazioni di pressione, fenomeni che in questi giorni non si sono però verificati. L’anomalia del tracciato era evidente: ciò non implica la certezza di un’imminente nuova scossa, ma la mia esperienza dice che in presenza di queste condizioni si è sempre registrato un nuovo terremoto».

Nel maggio 2012 gli strumenti del farmacista rilevarono valori molto diversi da quelli ufficiali. «Già da gennaio iniziai a verificare un brusco cambiamento del campo magnetico ed uno spropositato aumento della radioattività, che tuttora continua ad essere assai elevata - commenta Casari - Occorre sottolineare che i segnali riscontrati in questi giorni non sono paragonabili a quelli di allora».

La discrepanza con i dati Ingv ha però fatto sorgere alcuni interrogativi: «Mi sono rivolto alle autorità che mi hanno dato ragione sottostimando però il pericolo. Ho contattato Arpa per segnalare l’aumento della radioattività, ma mi è stato detto che tutto rientrava nei parametri. Mi chiedo: se gli organi ufficiali concordano con le mie osservazioni, perché non informare le persone sui rischi piuttosto che omettere informazioni con l’unico scopo di tranquillizzare la gente? Non voglio creare panico, ma dire le cose come stanno. E sebbene non siano di per sé un fattore scatenante, anche le trivellazioni possono contribuire a stimolare l’instabilità».

Giovanni Vassallo

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