La dirigente: «Impossibile immaginarlo»
Milena Prandini: «Con Alessio abbiamo fatto un percorso di crescita, quest’anno nessun problema»
MIRANDOLA. Milena Prandini è la dirigente scolastica dell’istituto Galilei, quello frequentato da Alessio Magnani. La preside lo conosce bene quel 18enne, l’ha tenuto sott’occhio per anni, chiamandolo spesso nel suo ufficio, vedendosi anche costretta a sospenderlo in svariate occasioni. C’è chi parla di almeno 45 giorni collezionati nella sua avventura da studente mirandolese, ma Prandini ci tiene a specificare che “Magnani quest’anno non ha mai dato alcun tipo di problema. Anzi - continua - dall’annata scolastica successiva al terremoto abbiamo intrapreso un percorso di crescita per cui stavamo raccogliendo i frutti come dimostra il miglioramento comportamentale tenuto finora. Ho incontrato più volte sia lui che la madre, conoscevamo i suoi limiti, ma abbiamo provato a migliorarli. Posso anche comprendere che ora si voglia capire se la scuola ha fatto tutto quanto in proprio potere per evitare che Alessio si trovasse in questa situazione. Io ritengo di sì, questa volta la scuola sapeva a chi si trovava di fronte ed è intervenuta. E proprio perché ero convinta del percorso iniziato, quando mi hanno raccontato dell’arresto e delle accuse ci sono rimasta davvero male. Non tocca a me emettere sentenze, ma si tratta di un fulmine a ciel sereno».
La dirigente, poi, amplia lo spettro di analisi. Accantona un attimo il caso particolare per estendere la riflessione all’intera generazione. «Mi dicono che Magnani fosse molto impegnato a giocare con i videogiochi. Ebbene, questa è una generazione altamente tecnologica, che vede nel web un rifugio e non più un’opportunità. Il rischio è di perdere il senso della realtà, trasformando la vita di tutti i giorni in un mondo virtuale. C’è poca comunicazione interpersonale e i risultati sono evidenti».
Magnani frequenta la 4R, se tutto fosse andato come sperava nel giro di 18 mesi avrebbe raggiunto l’agognato diploma di tecnico elettronico. Non è mai stato uno studente modello, anzi. In molti lo ricordano come colui che scrive sui muri con il cancellino pieno di gesso, che ha poco rispetto per i docenti e che tende a volersi mettere in evidenza soltanto per episodi che di educativo hanno ben poco, ma anche i più critici sono rimasti di sasso nel pensare di aver vissuto al fianco di un ragazzo ora accusato di omicidio.
Francesco Dondi
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