«Non esiste un’eta per diventare assassini»
Il criminologo Giuseppe Sandri: «La storia è piena di delitti familiari, ma la violenza non è più cruenta»
«Non esiste un’età per diventare assassini». È questa l’unica certezza del criminologo Giuseppe Sandri. Anche per un esperto del suo calibro, l’omicidio di Magnacavallo rimane in parte un rebus.
«Non si possono avere certezze perché al momento non abbiamo abbastanza elementi confermati - specifica alla Gazzetta di Mantova - Di certo c’è che il delitto è avvenuto all’interno di una comunità piccola che, al contrario di quanto succedeva un tempo, non è più sinonimo di inclusione. Pare che la vittima (Fausto Bottura, ndr) avesse problemi psicologici: magari al bar veniva trattato con “affetto”, ma fuori era una persona sola, come capita sempre più spesso ai giorni nostri».
A lasciare sgomenti è la violenza con cui il nipote di Bottura, il 19enne Massimo, insieme agli amici Alessio Magnani di 18 anni e Armando Esposito di 19, hanno tolto la vita alla vittima. Anche loro sono parte di un sistema sociale fragile o c’è dell’altro?
«La storia è piena di casi di delitti familiari, basti pensare a Pietro Maso per citare un episodio conosciuto da tutti - continua Sandri - Anche in questo caso il legame familiare c’è, visto che uno dei tre ragazzi è il nipote di Bottura. Non è vero, al contrario di quanto si possa pensare, che quando qualcuno uccide un parente usa maggiore violenza rispetto ad altri tipi di omicidio. Il procuratore capo Condorelli ha detto che questi giovani non hanno valori? Qui entriamo in un ambito molto delicato...».
Secondo il criminologo, infatti, è difficile stabilire i limiti morali di ognuno. In realtà per Sandri il punto è un altro: «Se davvero i ragazzi hanno detto di aver ucciso Bottura soltanto perché “rompeva”, cioè li disturbava, non possono non venirci in mente alcuni omicidi di vicini di casa, che spesso avvengono senza premeditazione».
Un atto apparentemente immotivato, brutale e che lascia senza parole, quindi. E in effetti questo è al momento il delitto del Po, che ormai sembra aver trovato quantomeno una quadratura investigativa, ma sul quale parenti e amici continuano ad interrogarsi. «Ovviamente - ci tiene a precisare il criminologo Sandri - stiamo facendo delle supposizioni, visto che la certezza di quel che è successo non c’è. Lo shock dell’opinione pubblica è comprensibile».
Vincenzo Corrado
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