«Il mio tedesco partito da un clic»
Chiara Spaggiari, da San Possidonio a Berlino per studiare la lingua. Poi la scoperta della fotografia
«Era l'estate del 2006, studiavo lingue all'università di Modena e per laurearmi dovevo imparare il tedesco, così ho organizzato un viaggio di due mesi nella città in cui ora vivo, Berlino. Ho trovato su internet una stanza e un corso di lingua, mi sono messa sulle spalle uno zaino da scout e sono partita. Nella casa in cui ho vissuto abitava una ballerina e fotografa in partenza per le vacanze. Ho visto le sue foto sui muri, è nato tutto da lì».
Chiara Spaggiari, 30 anni, originaria di San Possidonio, vive ora in Germania, dove lavora per un'azienda tedesca e per il momento non ha intenzione di ritornare in Italia. Non ha mai studiato fotografia a livello accademico, né ha fatto di questa passione un lavoro ma da quell'estate la macchina fotografica la porta sempre con sé.
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«In quei primi mesi, a Berlino, di tanti anni fa, la fotografia è stata la parola che ancora non avevo, quando non riuscivo a dire in tedesco quello che mi affascinava. Se dovessi esprimere il mio amore per la fotografia con un suono sarebbe il clic imperfetto di una Praktica, la macchina con cui ho iniziato a fotografare, comprata per poco a un mercatino in una domenica di sole. Aveva un corpo solido e un piccolo difetto meccanico, me ne innamorai subito. Mi riconosco da sempre in questo clic imperfetto, perché ha il rumore del doppio battito che ho dentro - afferma Chiara - Doppio, come il posto che per me é casa. Abito e lavoro a Berlino ormai da quattro anni, ma l'altra casa è sempre lì, a poco più di mille chilometri di distanza. San Possidonio mi ha visto imparare ad andare in bicicletta senza rotelle di sicurezza, incamminarmi a scuola. Mi ha insegnato l'arrivo dell'estate dal profumo che senti nell'aria, la rugiada nelle mattine di foschia, la quiete dei grandi spazi piani».
Chiara racconta che all'inizio fotografava d'impulso, colpita dal soggetto a livello puramente emozionale, «un po' come quando sei entusiasta di qualcosa o di qualcuno che non conosci davvero e ti limiti ad assorbire. Poi, col passare degli anni, il mio approccio è cambiato. Crescendo ho capito l'importanza di scegliere, di fermare attimi in cui mi riconosco o per conoscerli, creando un dialogo, una storia. Ho imparato che esiste la fotografia silenziosa degli occhi, ancora prima di quella che si fa con la macchina».
Tra le foto che ci mostra ce n'è una, intitolata Herbst - autunno - a cui è particolarmente legata. «Il giorno che l'ho scattata ho scritto queste parole: l'autunno non è una stagione soltanto, è uno stato di cose. Mi coccola con maglioni, minestre calde, coperte accoglienti. Mi insegna che una foglia malata non è destinata a cadere, se incontra sul suo cammino fiori amorevoli».
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Il tempo e il dettaglio sono gli elementi che più affascinano Chiara: «amo il dettaglio - spiega - un piccolo particolare che ai miei occhi si espande, all'infinito. Amo le persone nelle strade che osservo, quasi mai da vicino. E poi c'è il tempo. Mi affascina l'idea secondo cui il tempo come idea drammatica di un nastro fatto di un prima e di un dopo non è un concetto esatto. Da profana, vedo la fotografia come il sostituto del mio orologio, e mi piace pensare che a scandire i miei giorni non sia il ticchettare delle lancette, ma soltanto quel clic imperfetto».
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