Gazzetta di Modena

Modena

mirandola

«Nessun buonismo per i 3 ragazzi killer»

di Serena Arbizzi
«Nessun buonismo per i 3 ragazzi killer»

Il mondo studentesco di Mirandola e della Bassa sconvolto per il delitto del Po. Crepet: «Servono punizioni esemplari»

3 MINUTI DI LETTURA





MIRANDOLA. Nella cittadina e negli ambienti della scuola, tra i ragazzi non si parla d’altro tra sgomento, commenti, ricordi. Il delitto del Po compiuto da tre ragazzi del mantovano ma legati agli ambienti scolastici e giovanili di Mirandola lascia increduli. «Questi ragazzi devono lavorare, non possono semplicemente stare in carcere a contatto con criminali per poi uscire, magari tra 5 o 6 anni, più violenti di prima. Devono lavorare a stretto contatto con persone che muoiono, come nei reparti di Oncologia, o Oncologia pediatrica degli ospedali. Perché questi giovani anestetizzati al dolore possano capire che cosa significa la sofferenza». Usa parole molto chiare il professor Paolo Crepet, specializzato anche nella psicologia dell’età evolutiva, sul caso dei tre ragazzi che hanno ucciso a Magnacavallo, nel vicino mantovano, un uomo di 48 anni, gettandone il cadavere nel Po. Alessio Magnani, 18 anni, residente a Poggio Rusco, Armando Esposito, 19enne di Magnacavallo e il coetaneo Massimo Bottura sono accusati di avere ammazzato e occultato il cadavere dello zio di Bottura, Fausto.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.10500057:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2014/12/14/news/la-difesa-dei-ragazzi-ucciderlo-macche-era-solo-una-lezione-1.10500057]]

Lo hanno fatto dopo avere trascorso la serata in un garage trasformato in luogo di divertimenti: una scelta che a Fausto non piaceva e di cui si lamentava. Per questo, durante l’ennesimo litigio, i tre lo hanno aggredito, forse con una mazza da baseball, l’hanno impacchettato, caricato in macchina e gettato nel Po. Il più giovane frequenta l’indirizzo professionale all’istituto “Galilei”, gli altri due sono stati studenti del “Luosi”. Ora i tre sono in carcere e il prof Crepet spera che la loro cortina di gelo possa essere bucata con il lavoro a stretto contatto con il dolore e si augura che lo Stato infligga la massima severità nella pena. «Il fatto che casi del genere siano avvenuti altre volte, e penso a Pietro Maso che ha ammazzato i genitori guardacaso proprio con una mazza da baseball, non significa che dobbiamo commiserare questi tre ragazzi – prosegue Crepet – Voglio sperare nella massima severità nella pena e che non ci sia nessun buonismo. Il fatto che i giovani parlassero della scomparsa della vittima come se non ne sapessero le cause è l’assenza provata di malattie mentali e disturbi psichici. Spero che si lascino stare le malattie mentali e non si cada in questo “giochino” che ha l’unico obiettivo di fare uscire di galera i tre fra pochi anni… è proprio questo il problema: fino a quando questi giovani vedono altre persone ammazzare e uscire di prigione dopo poco capiranno che non è poi una cosa così’ grave. Ed è sbagliatissimo: a noi comunità, dai genitori in su, spetta infliggere la massima severità. L’unica soluzione per tentare di rieducare gli autori di un delitto così efferato e provocato da futili motivi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.10495154:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2014/12/14/news/i-colpevoli-dell-omicidio-del-po-sono-tre-studenti-mirandolesi-1.10495154]]

Lo Stato si deve comportare come un padre e il buon padre punisce come si deve. Io non mi baserei solo sulla galera e sul chiamare uno psicologo due ore la settimana, che faccia loro visita in carcere così, per lavarsi la coscienza e basta. – conclude Crepet – Nel punirli mi baserei sul lavoro negli ospedali a contatto con malati che muoiono, che porti queste persone a conoscere il dolore. E deve essere un lavoro che dura tantissimi mesi. Sensibilità, pietà, rispetto: queste tre qualità devono essere inculcate in questi giovani che sono stati educati male. Speriamo di non dovere assistere all’ennesima farsa di un processo che li manda in carcere perché siano poi rilasciati dopo qualche anno».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google