Sami, la burocrazia frena i progetti
Montorsi: «Investimenti bloccati, meglio andare all’estero?»
Sono numeri confortanti quelli con cui Sami, l’azienda di salumi dell’imprenditore vignolese Pier Luigi Montorsi, si appresta a chiudere il 2014.
«In un solo anno – spiega Montorsi - ci apprestiamo passare da 11 a oltre 18 milioni di euro di fatturato, sfiorando una progressione del 70%. Questo ha significato anche nuove assunzioni, tanto che il gruppo di sei aziende guidato da me e da Amos Minghelli occupa oggi oltre un centinaio di dipendenti, più almeno altri 150 considerando tutto l’indotto». Tuttavia, il futuro degli investimenti che il gruppo di Montorsi intende fare sono molto legati alle prossime scelte della politica locale.
«Noi imprenditori del settore della carne – spiega Montorsi – dobbiamo innanzitutto fare comprendere all’opinione pubblica che l’Italia oggi è estremamente carente nella produzione di carne suina, rispetto a quello che consuma: produciamo infatti 15 – 20 milioni di suini, rispetto agli oltre 90 milioni di capi che occorrerebbero. Se riuscissimo a produrne almeno altri 35 - 40 milioni, potremmo risparmiare subito almeno 10 miliardi di euro, creando al contempo migliaia di nuovi posti di lavoro. Proprio per questo, già sette anni fa, ho acquistato in esclusiva un impianto per la trasformazione dei sottoprodotti animali, che produce concime ed energia in modo sicuro e sostenibile per l’ambiente. Ho anche già acquistato, sempre da anni, un terreno di 300 mila metri quadrati a Serramazzoni, dove installare questo impianto e favorire quindi l’avvio di allevamenti di suino leggero, senza che ci possano essere preoccupazioni per lo smaltimento dei sottoprodotti. A causa dei tempi lunghi della politica e della burocrazia, non sono però riuscito ancora ad avviare nulla. A questo punto mi sono dato un limite: se non si sbloccherà nulla anche entro il 2015, penserò alle diverse offerte che ho ricevuto dall’estero. Finora ho rifiutato un’offerta molto ingente che mi era stata fatta da un Paese europeo per questo impianto, perché volevo fare imprenditoria in Italia, ma la burocrazia mi sta davvero facendo pensare di andare altrove. Se questo progetto fosse avviato, prima qui nel nord – centro Italia e poi in tutta Italia, in un anno potremmo già allevare il 20% in più di suini. Ci sono fondi europei disponibili per l’agricoltura. A questo punto sarebbe importante se tali fondi arrivassero veramente anche a questi allevatori di suini».
Sulla novità che sta facendo decollare il fatturato dell’azienda, Montorsi ha aggiunto: «Il mercato ha bisogno di innovazioni. La nostra novità di oggi, cui ne seguiranno altre, si chiama Arrostichetto, ovvero un filetto di maiale avvolto attorno ad un osso ricavato dallo stinco del maiale. Lo stiamo testando da alcuni mesi e il successo è enorme». (m.ped.)
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