È stato un agguato, tre i colpi mortali
Mirandola. Nuovi particolari sul delitto di Magnacavallo. I ragazzi oggi incontrano i genitori in carcere
MIRANDOLA. Emergono nuovi particolari sull’efferato delitto di Magnacavallo, che vede indagati tre giovanissimi amici, Massimo Bottura, 19 anni, Armando Esposito, 19 anni, entrambi di Magnacavallo e Alessio Magnani, 18 anni di Poggio Rusco, studenti o ex studenti degli istituti mirandolesi. I tre sono in carcere con l’accusa di omicidio volontario di Fausto Bottura, 48 anni, con le aggravanti della premeditazione, motivi futili e abbietti, l’aver approfittato dell’oscurità e le condizioni atmosferiche, la disabilità della vittima e dell’abuso della condizioni parentale (Massimo è nipote della vittima). Oltre all’omicidio devono rispondere di occultamento di cadavere, perché dopo l’uccisione i tre si sarebbero sbarazzati del corpo infilandolo in due sacchi dell’immondizia e buttandolo nel Po. Secondo gli inquirenti i ragazzi avrebbero teso un agguato all’ex operaio, attendendolo di sera davanti al garage di casa dove stava arrivando con la sua minicar. Lo avrebbero colpito più volte, ma ciò che emerge dal referto del medico legale è che i colpi fatali sono stati almeno tre, inferti con un oggetto curvilineo, senza spigoli, compatibile con la mazza da baseball che sembra sia stata acquistata da uno dei tre ragazzi un mese fa. Tre colpi mortali che hanno provocato la frattura della teca cranica. Tre colpi inferti dallo stesso strumento e presumibilmente dalla stessa mano. Un assassino solo e due gregari? Questa è l’ipotesi dell’accusa. Poi hanno provveduto a far sparire la mazza. Per cercarla, e per cercare qualsiasi traccia utile, i carabinieri stanno passando al setaccio l’abitazione dei Bottura. Appena varcata la porta del carcere, i tre sono stati divisi ma già da ieri l’isolamento è terminato, i ragazzi dividono la cella con altri detenuti e hanno ottenuto l’autorizzazione ad incontrare i familiari, incontro che avverrà questa mattina. I tre ragazzi nei giorni scorsi hanno incontrato più volte i loro avvocati difensori e avevano espresso il desiderio di poter vedere i loro cari. «Sono disperati, è un macigno enorme caduto su di loro, su ragazzi che fino a qualche giorno fa pensavano a giocare alla playstation o a uscire con gli amici» commenta l’avvocato Delillo, difensore di Esposito. «C’è in ballo il loro futuro». «Su di loro ci sono accuse gravissime, pesantissime, ma io sono molto perplessa e sorpresa dei giudizi espressi dallo psicologo Crepet - commenta l’avvocato Viviana Torreggiani, legale di Alessio Magnani - Non è Dio per ergersi a tali giudizi, invocare la massima pena. È un’esternazione discutibile. Questi ragazzi hanno preso consapevolezza di quanto rischiano, li stiamo aiutando ad affrontare un passo per volta». Il 23 dicembre prossimo scade la possibilità, da parte dei legali, di presentare richiesta di riesame. (dm)
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