Anna Mucciarini:«La mia vita con sette sindaci»
In pensione la storia segretaria del primo cittadino. Una segretaria speciale: «Il Comune più bello? Quello che ascolta. I segreti? Verranno via con me»
«Qui è la segreteria del sindaco: le passo...». Mario Del Monte, Alfonsina Rinaldi, Pier Camillo Beccaria, Mariangela Bastico, Giuliano Barbolini, Giorgio Pighi, Gian Carlo Muzzarelli. Scegliete voi quale degli ultimi sette sindaci della storia di Modena, perché lei ha lavorato con tutti, con la sua proverbiale passione e dedizione.
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Per qualcuno una voce educata dall’altra parte del telefono, per molti altri una persona sorridente e sempre disponibile pronta a risolvere problemi, situazioni, a far combaciare appuntamenti in agenda. Tutto questo, e molto di più, è colei che negli anni è stata ribattezzata in Comune “l’Anna del sindaco”, al secolo Anna Mucciarini. Per chi frequenta il Comune una sorta di mito.
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C’è un problema? Chiedi all’Anna del sindaco. Appunto. Lo abbiamo fatto anche noi, nel giorno della festa, quella del saluto ad amici e colleghi che l’hanno accompagnata per i 31 anni e mezzo di onorato servizio alla segreteria del primo cittadino: prima ad imparare, a neanche 30 anni dopo un concorso vinto in Comune, poi a coordinare quella che è l’anticamera della stanza dei bottoni, dove però le pedine si incastrano e dove prima di ogni altro luogo arrivano le notizie, anche le più segrete.
Anna, le rivelerà?
«La riservatezza è la prima caratteristica. Altrimenti non si può fare questo mestiere».
Dietro alla parola segretaria, che spesso viene valutata superficialmente, c’è un mondo: il suo qual è?
«Tanti ricordi, tanti colleghi e amici, facce, personaggi che hanno fatto la storia della città. Mi sento fortunata ad avere vissuto questa epoca. Quando feci il concorso nel 1979 mai mi sarei immaginata».
E invece?
«E invece dopo tre anni di segreteria ai lavori pubblici per l’assessore Giovanni Romagnoli l’allora capo di gabinetto di Mario del Monte, Lalla Reggiani, mi chiese di entrare nello staff della segreteria. Ero giovane, avevo 28 anni, ci provai».
I primi ricordi?
«Correvo come una matta in corridoio ogni volta che suonava il telefono. Io venivo da tre anni di lavoro in un’azienda privata dove non ci si poteva permettere che il telefono facesse troppi squilli. Così andavo ovunque io lo sentissi suonare. Ad un certo punto le colleghe dell’ufficio casa che erano di fronte al mio mi dissero: qui Anna non funziona così, ognuno risponde al suo... ».
Il primo fu Del Monte.
«Una persona sanguigna, un comunista doc, schietto. Non c’erano le tecnologie di oggi e col sindaco si parlava col telefono interno, raramente si entrava in ufficio. Furono gli anni dei grandi personaggi: capitava che dall’altra parte della cornetta ci fosse Enzo Ferrari, e un certo timore lo si aveva. Poi Giuseppe Panini e Giorgio Fini, tante personalità da fuori. Io e le mie colleghe, sempre fondamentali, eravamo calate nella vita pubblica».
Poi Alfonsina Rinaldi.
«La signora città, come venne ribattezzata. Una persona molto gentile e altrettanto determinata. Con lei ho imparato ad essere autonoma. Ti diceva le cose al volo e dovevi capire: a volte, presa dall’ansia di sbagliare, chiedevo aiuto all’assessore Sara Forghieri».
Su Pier Camillo Beccaria l’emozione cresce.
«Era un vero innovatore, aveva idee alla’avanguardia. Persona schiva e riservata, autonoma e usava la segreteria per lo stretto necessario. La malattia cambiò il suo modo di lavorare. Non smise mai di impegnarsi: ci vedevamo a casa sua, in ospedale, fino alle dimissioni».
Toccò a Mariangela Bastico sostituirlo.
«La conoscevo da tempo come assessore. Traghettò il Comune da grande lavoratrice, preparata e instancabile».
Quella di Giuliano Barbolini fu la prima elezione con la scelta diretta del sindaco.
«È cambiato il Comune, è cambiata la politica e purtroppo, ad arrivare ad oggi è cambiato soprattutto il modo in cui i cittadini vedono l’amministrazione: è triste vedere che lo si tratta come un avversario. Con le elezioni la partecipazione alla vita del Comune aumentò. Barbolini era un sindaco burbero, ma sempre molto sul pezzo, persona di grande cultura. Con lui non finivi mai di lavorare. Uscivi alle 11 di sera e mentre andavi a casa ti chiamava di nuovo. Un grande lavoratore, coraggioso».
Infine i tempi più recenti, con Pighi e Muzzarelli.
«Pighi è una persona solare, un gentiluomo. Muzzarelli è un sindaco indomabile. Certamente mi mancherà».
Qual è la difficoltà più grossa di questo mestiere?
«Capire le diverse esigenze, saper stravolgere l’agenda in pochi minuti e farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, prendendosi anche la responsabilità di scegliere».
Mai sbagliato?
«Come no. Una volta mandai Barbolini alla riunione dell’Anci il giorno dopo. E non vi dico la faccia di Del Monte quando mi dimenticai di chiamare Beccaria, capogruppo del Pci, ad una riunione».
Cosa consiglia a chi la sostituirà?
«Lo stile è personale, ognuno è giusto che ci metta del suo. Certo è che serve attenzione e professionalità. Riconoscere una situazione, un volto e un nome è un valore aggiunto. Poi tanta umiltà».
Qual è stato il giorno più difficile?
«Ce ne sono stati tanti, dolori ed emozioni ne abbiamo vissuti tanti. Dal punto di vista prettamente lavorativo tenere segreti i funerali di Enzo Ferrari non fu cosa semplice».
Che Comune vorrebbe?
«A me piace il Comune dove il sindaco ascolta i cittadini, trova che sia giustissimo. Con Beccaria c’era la fila, noi funzionavamo da Urp, ma era giusto così. Fare il sindaco vuol dire ascoltare, capire, vedere, rispondere».
Ci disegna il sindaco ideale?
«La solarità di Pighi, il rigore di del Monte, l’abilità della Rinaldi, la capacità amministrativa della Bastico, la cultura di Barbolini, la visione di Beccaria e la voglia di fare di Muzzarelli».
A proposito di fare, come saranno le sue giornate in pensione?
«Recupererò le tante cose non fatte in questi anni, le amicizie, la lettura, soprattutto una figlia alla quale ho chiesto tanto e che ora mi ha regalato due bellissimi nipoti. Ma non scomparirò, alcune associazioni di volontariato mi hanno chiesto aiuto, anche Muzzarelli per la Manifattura delle idee. Ma prima tirerò un fiato...».
Un segreto però ce lo può raccontare oggi, dopo tanti anni...
Sorride: «Con Alfonsina Rinaldi, prima della giunta c’era quello che in agenda avevamo ribattezzato “giuntino”. Una riunione ristretta con gli assessori di maggioranza: oggi (ieri, ndr) alla festa ho rivisto il sindaco Rinaldi con gli ex assessori Baldo Flori e Paolo Ballestrazzi e non ho potuto non fare la battuta: “state facendo un giuntino?”. Non tutti lo sapevano...».
@dvdberti
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