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«I soldi per pagare le tasse? Le imprese li hanno finiti»

«I soldi per pagare le tasse? Le imprese li hanno finiti»

Allarme della Cna per le zone terremotate che dovranno versare gli oneri sospesi «A giugno il 75% non avrà ancora i fondi della ricostruzione: così si muore»

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L’allarme lo aveva già lanciato Luigi Mai, vicepresidente nazionale di Cna, dal palco dell’assemblea svolta a Mirandola, nella sua Ptl, davanti ai ministri Poletti e Galletti: “è necessario un rinvio delle imposte, perché la stragrande maggioranza delle imprese, dopo aver anticipato le risorse necessarie alle ricostruzione, non hanno la liquidità per pagarle”. Qualcosa di più di una sensazione, come testimoniano i dati raccolti da Andrea Tosi, responsabile delle politiche economiche di Cna.

«A oggi - racconta Tosi - i dati della Regione dicono che sono state 1490 le domande relative all’ordinanza 57 presentate dalle imprese. Di queste ne sono state liquidate 541, poco più di una su tre. Sulla base di un calcolo prudenziale, sono almeno altre 1.300 le domande che saranno presentate da qui al 30 giugno 2015, data di scadenza delle richieste. Alla fine del percorso, stimiamo che saranno circa 3mila le aziende che avranno presentato la domanda di contributi relativi alla Sfinge. Sulla base di queste cifre, verosimilmente al primo giugno 2015, quando scatterà la restituzione delle imposte, almeno tre aziende su quattro non avranno ancora percepito i rimborsi per la ricostruzione. Si tratta di imprese che, semplicemente, i soldi per pagare le tasse non li avranno».

Insomma, secondo l’associazione modenese, il problema che si presenterà per la maggioranza degli imprenditori dell’Area Nord sarà rilevante. «Non possiamo davvero prevedere cosa accadrà di fronte alla richiesta di pagamenti di imposte non pagate per due anni, oltre a quelle in corso. Se si applicassero le norme attuali - sottolinea Tosi - oltre al pagamento delle normali imposte e contributi, che le imprese hanno già ricominciato a saldare, la quota parte delle sospensioni porterebbe l’imposizione fiscale del 2015 e del 2016 a una percentuale prossima al 115% del reddito. Un fatto che non è nemmeno pensabile, almeno per quelle imprese che hanno finanziato autonomamente le spese per la ripresa dell’attività».

Tosi rilancia poi la ricetta necessaria a salvaguardare l’economia del territorio. «Due cose: innanzitutto spostare di un anno, vale a dire al 30 giugno 2016, il pagamento della prima rata del rimborso delle imposte e contemporaneamente spalmare su cinque anni, anziché due, come previsto attualmente, le rate relative al rimborso delle imposte All’epoca la liquidazione degli indennizzi dovrebbe essere a buon punto e le imprese, finanziariamente parlando, potrebbe riuscire a far fronte ai loro impegni. La situazione, oggettivamente è questa. Il ministro del Lavoro Poletti l’ha riconosciuto, affermando, all’assemblea nazionale Cna, che chi fa uno sforzo come quello della ricostruzione deve essere aiutato. Ora vediamo se agli intenti seguiranno i fatti».

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