modena
L'esame specialistico? Se paghi arriva subito
Un'inchiesta della Gazzetta sui tempi della sanità modenese. Il pubblico ne esce male, il privato - euro alla mano - offre tempi rapidissimi
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di Davide Berti
Prima telefonata. «Salve, vorrei prenotare una visita cardiologica. Avete posto?». Dall’altra parte del telefono la segreteria di un poliambulatorio modenese: «Certo, può venire da noi il 23 dicembre». Tra sei giorni, rispetto ai 215 giorni che è l’attesa massima che si registra in provincia di Modena. Comunque molto meno del dato medio, che si attesta a 26,7 giorni.
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Seconda telefonata. «Salve, vorrei prenotare una ecografia all’addome. Quando posso prendere appuntamento?». Dall’altra parte il front office di un altro centro accreditato della città: «Se vuole abbiamo disponibilità anche domani». Un giorno di attesa. Nemmeno paragonabile ai 247 giorni previsti dalla Regione (42,5 giorni l’attesa media nel Modenese).
Nella terza telefonata abbiamo chiesto una prestazione specialistica che riguarda le donne: mezza giornata di attesa per una visita ginecologica quando le liste di attesa della Regione parlano di 194 giorni massimo e un dato medio di attesa assestato comunque sui 59 giorni, due mesi, qualcosa di più se consideriamo solo le giornate lavorative.
Il giorno dopo la pubblicazione della prima parte dell’inchiesta sulle liste di attesa nella sanità a Modena ci si accorge di come i casi siano purtroppo diffusi e come la nostra provincia detenga i record peggiori: 187 giorni per una visita urologica (91,2 di media), 329 per una colonscopia (123,3), 196 giorni per una gastroscopia (119), 228 giorni per la Tac (139,3), 381 per una risonanza (119,6) ma in questi pagina sono riportati tanti altri casi.
Insomma, funziona così: se sei disposto a spendere qualche euro in più, la visita la ottieni subito, in una sorta di servizio pubblico che diventa il primo spot per il privato.
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E paradossalmente quasi allo stesso prezzo tra ticket e servizio. È l’effetto della concorrenza che si registra proprio perchè ormai è chiaro che il pubblico non riesce più a sostenere le richieste del privato.
Ed è da qui che nascono le ultime promesse della campagna elettorale di Stefano Bonaccini, già rimbalzate dalla Regione e dalle Ausl locali: esami anche di sabato e domenica per accorciare i tempi di attesa. Con che soldi? E rinunciando a cosa dal momento che soldi in più per la sanità sembra proprio che non ce ne siano?
Si tratta di capire la differenza tra “dire” e il “fare”, e proprio in queste ore in Regione stanno cercando di capire come attuare un piano di emergenza. Sfida non semplice.
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