«Lo stipendio non c’è e se poi scioperano...»
Campogalliano. Paterlini dopo la denuncia dei Soncini: «I lavoratori tornino in azienda, ripartiremo»
CAMPOGALLIANO. Fino a un anno e mezzo fa andava tutto bene. I conti tornavano, gli stipendi venivano pagati e le difficoltà, in un modo o nell’altro, si superavano. Da quando però è morta Daniela Bertelli, che gestiva l’amministrazione, la Paterlini srl ha iniziato a vacillare. È lo stesso Remo Paterlini, patron dell’azienda leader nel settore agricolo, a raccontare i motivi che hanno portato la ditta ai problemi di oggi tra cui il mancato pagamento di stipendi di diversi dei lavoratori che da quasi un mese, per essere pagati, sono in presidio.
«È vero, devo loro almeno cinque stipendi - spiega Paterlini - ma questa storia è come un cane che si morde la coda. Fino a quando c’era mia moglie tutto funzionava; era lei che si occupava dell’amministrazione. Poi un anno e mezzo fa è morta e le cose in azienda sono iniziate a peggiorare. Per ignoranza mi sono fidato del vecchio commercialista e dei miei collaboratori. Cosa sbagliata, perché presto siamo arrivati al fatidico concordato».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.10504025:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2014/12/16/news/la-ditta-non-ci-paga-siamo-disperati-1.10504025]]
Concordato che poi non è andato a buon fine. «Ho fatto rileggere a esperti e mi hanno detto “ma qui l’azienda lavora... è sana”. Per questo abbiamo sciolto il concordato che poteva avere conseguenze spiacevoli e abbiamo deciso di mantenere integra la Paterlini, spiegando ai dipendenti che prima o poi ci saremmo saltati fuori e li avremmo pagati». Ovviamente questo non è piaciuto ai dipendenti che hanno deciso di scioperare.
«Oggi i soldi però non ci sono - spiega Remo - quindi possono stare fuori e danneggiare loro stessi e l’azienda o rientrare e lavorare. Perché di lavoro ce n’è, tanto, ma mancano i soldi. Anche per noi è dura recuperare crediti se non sappiamo neppure a chi andarli a chiedere. Anche l’amministrazione è fuori a scioperare e io non so come muovermi in mezzo a questo caos. Una cosa sola so: se rientrassero si andrebbe di sicuro più velocemente, si recupererebbero crediti e soldi e potrei pagarli. Devono avere fiducia, altre soluzioni non ce ne sono. E non è vero che ce la passiamo bene io e la mia famiglia. I conti sono congelati dalle banche».
Remo si sente tradito dai dipendenti: «Capisco che loro sono fuori perché vogliono i soldi ma adesso più che mai servirebbe farsi un esame di coscienza. Lo farò io ma lo devono fare anche loro: a chi porta beneficio tutto questo? Mai avrei pensato che dopo tanti anni, al primo momento di difficoltà, i miei lavoratori mi abbandonassero. C'è chi se n’è andato per due stipendi, altri 15 sono fuori a scioperare e solo due mi stanno aiutando a portare avanti il lavoro».
E sulla faccenda della famiglia Soncini, Remo aggiunge: «Sarà vero che dobbiamo loro tanti soldi ma ora non posso controllare. Come dicevo l’amministrazione è fuori a scioperare e io non so come verificare la loro situazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
