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Policlinico, cede rene al fratello malato

di Stefano Luppi
Policlinico, cede rene al fratello malato

Missione compiuta per Linda Gavioli che ha deciso di donare un suo organo per evitare ad Andrea il calvario della dialisi

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La donazione di un rene da una sorella a un fratello, evitando a quest'ultimo una vita sotto dialisi, sarebbe il perfetto racconto per l'imminente Natale. Invece questa “favola” si è svolta davvero nei giorni scorsi e vede protagonisti Linda Gavioli, 56 anni e il fratello Andrea, di 43, entrambi di Sorbara di Bomporto. Linda venerdì scorso si è sottoposta al Policlinico a una delicata operazione - terminata nel migliore dei modi per entrambi - con cui ha donato al fratello Andrea il suo rene destro.

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«Scherzando - spiega la donatrice - ieri ho scritto un messaggino ad Andrea che ancora non mi hanno fatto vedere nel reparto di Nefrologia. Gli ho detto: quest'anno a Natale non aspettarti alcun regalo, ti deve bastare questo episodio». Chiamarlo regalo, ovviamente, non rende bene l'idea del gesto compiuto da Linda Gavioli che lavora a Modena presso il Centro sportivo italiano (Csi). Racconta ancora la donatrice: «Mio fratello sarebbe dovuto andare in dialisi perché è ormai malato da una ventina di anni e ormai era quello il suo destino. Non ci ho pensato un attimo quando è stata l'ora di scegliere, lui invece è stato subito titubante». Andrea Gavioli oltre a questa bella storia è protagonista anche a livello familiare perché insieme alla moglie ha messo al mondo ben sei figli. Il fratello di Linda dallo scorso luglio vive con la famiglia in Francia dove fa il missionario laico.

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Dal lettino di nefrologia rilancia poche parole: «Quando mia sorella mi ha detto dell'intenzione di questo gesto sono andato in crisi e mi sono chiesto: chi sono io per accettare un tale regalo, il suo rene, mettendola in questo modo potenzialmente in pericolo? Ma mi sono anche chiesto: chi sono io per impedire un gesto così grande nei miei confronti?». La sorella ieri, a quattro giorni dall'operazione, si aggirava per il reparto insieme al professor Bianchi. Un po' stranita per i tanti taccuini e telecamere che la “pedinavano”, ma molto serena nel raccontare: «Ora sto bene, fino a lunedì avevo ancora i drenaggi e faticavo a camminare, ma si è tutto risolto per il meglio. Io e mio fratello volevamo assolutamente operarci qui a Modena perché in occasioni come questa devi collaborare con medici di cui ti fidi ciecamente. Conoscevo ovviamente lo stato di salute di mio fratello e quando è arrivata l'ora non ci ho pensato neppure un secondo solo. Ricordo che alla fine dell'incontro con il medico che ci ha informati esattamente di ogni aspetto io avevo già deciso, ma naturalmente ci pensavo da molto tempo prima».

In queste occasioni verranno in mente mille pensieri e considerazioni: «Già, Andrea mi ha chiesto il giorno dell'intervento: tu questa notte hai dormito? Io non sono riuscito. Io gli ho risposto che invece avevo dormito perché ero certa. Non penso ci sia niente di straordinario». In realtà ben si comprende la natura del gesto tra i due fratelli, anche tenendo conto del fatto che Linda avrebbe voluto donare ad Andrea il suo rene migliore, quello sinistro. Poi il professor Bianchi, come racconta a lato, l'ha “obbligata” a scegliere di privarsi del destro. In ogni caso solo chi si è sottoposto a dialisi o ha un parente in quelle condizioni può comprendere la “schiavitù” che la pratica medica comporta per diverse ore al giorno più volte la settimana. E dunque valutare questo gesto d'amore.

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