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«Villa Sorra, tesoro che dobbiamo valorizzare subito»

«Villa Sorra, tesoro che dobbiamo valorizzare subito»

Andrea Di Paolo presenta il libro sulla storia dell’edificio «L’obiettivo è stimolare il restauro dell’opera e il rilancio»

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Chissà quanti sono quelli a conoscenza dell'importanza di villa Sorra, un grandioso immobile con parco di fine Seicento di proprietà pubblica che quasi cade in rovina ed è aperto solo in poche occasioni durante l'estate. Forse poche persone non conoscono la storia di questo edificio monumentale dal 1972 di proprietà dei comuni di Modena, Castelfranco, Nonantola e San Cesario: ora a risolvere la lacuna c'è il volume "Villa Sorra. Storia di un luogo straordinario tra Modena e Bologna" che verrà presentato oggi alle 21 presso la biblioteca Lea Garofalo di Castelfranco (piazza della Liberazione,5).

Ne discuteranno l'autore del libro, Andrea Di Paolo, il sindaco di Castelfranco Stefano Reggianini e probabilmente durante la serata si discuterà del futuro dell'antica Villa. Già in passato lo chef pluristellato Massimo Bottura ne aveva proposto un utilizzo "gastronomico", per ora è presente un progetto che collega l'Expo insieme alla Regione ma per il futuro si immaginano diversi progetti di valorizzazione. La villa e il parco necessitano di interventi immediati, anche perché oggi lì c'è anche un cantiere interrotto. «Ho realizzato questo libro su villa e parco - spiega Andrea Di Paolo - perché in questa fase è utile tenere alta l'attenzione su villa sorra.

Il luogo ha estrema necessità di interventi di recupero e di restauro. Il desiderio di fare il libro è partito dieci anni fa, e dovevamo uscire nell'anno del terremoto. Servono fondi perché la villa è oggi pressoché chiusa: ogni anno l'associazione di villa Sorra fa varie e interessanti attività durante l'estate. Ma occorre intervenire soprattutto sul parco, il più importante di tipologia romantica in Emilia, e sui suoi elementi d'arredo, grotte, castello, rovine. Le fondazioni o i privati non possono investire? E i comuni proprietari non possono favorire le condizioni migliori per intervenire?». Il luogo lo merita davvero ma, a Modena almeno, si preferisce investire milioni di euro in mostre che potrebbero essere fatte in numero minore o più in economia. La storia parte nella seconda metà del Seicento quando il modenese Francesco Sorra, ricco mercante allo stesso tempo cittadino di Modena e Bologna, acquista diversi terreni a Gaggio di Castelfranco.

Nel 1698 il duca di Modena Rinaldo I d'Este concede alla famiglia Sorra il titolo di conte e Antonio Sorra, erede di Francesco, comincia ad acquisire terreni e a costruire nella villa di Panzano una "Casa da Padroni per necessario commodo di villegiare e sopraintendere personalmente alli detti beni". Iniziava a nascere la vasta proprietà molto simile a com'è ancora oggi. La storia prosegue fino a quando nel secondo '800 la villa arriva alla famiglia di Ludovico Cavazza e successivamente, vista l'assenza di eredi diretti si arriva alla costituzione di un Ente a beneficio dei poveri: nel 1933 nasce l'ente morale "Pio Istituto Coniugi Cavazza" amministrato dall'Arcivescovato di Modena che, nel 1972, cede appunto agli enti pubblici. Questo libro dunque riapre la discussione sperando si arrivi presto a definire per villa Sorra un futuro preciso, per ora è utile segnalare che la pubblicazione è stata possibile grazie a 16 sponsor del territorio.

Spiega nella prefazione il sindaco Reggianini: "Il complesso è un affascinante percorso nella memoria estetica, culturale e storica del territorio che è diventato di tutti, nostro, e come tale va amato, curato, fruito con attenzione e garbo. Rappresenta un nostro bene identitario". Per questo dovrebbe già da tempo essere al centro della politica culturale modenese. Stefano Luppi

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